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BORIS PASTERNAK: Il dottor Zivago

Un classico in grado di produrre grandi soddisfazioni e sorprese per ogni lettore del mondo. Confesso che la letteratura russa è una delle mie preferite di sempre, in particolare Tolstoj. Questo libro di Pasternak ambisce, a ragione, a rappresentare analogamente l’epopea del popolo russo. Se il primo aveva descritto le grandi imprese e i grandi cambiamenti dell’Ottocento, questi affronta uno dei periodi più tragici e controversi della storia del Novecento: la rivoluzione d’ottobre e l’instaurazione del regime bolscevico. L’arco temporale del racconto va dal 1905 (primo tentativo fallito di rivolta proletaria) al 1943 quando gli ultimi superstiti del racconto guardano alle nuove distruzioni portate dalla seconda guerra mondiale.
Il protagonista è un uomo eccezionale, nel bene e nel male, Juri Zivago la cui vita è stata un succedersi di eventi tragici. Dalla morte della madre, col cui funerale si apre il racconto, a quella particolarmente tragica del padre; dall’adolescenza spensierata a Mosca al matrimonio; dalla laurea in medicina al suo invio al fronte durante la prima guerra mondiale; dal matrimonio con Tonja alla fuga in Siberia per andare via dalla sempre più pericolosa Mosca in mano ai Bolscevichi. E ancora, la lunga odissea per arrivare in Siberia, i due anni passati in mano ai partigiani durante la guerra civile tra bianchi e rossi.
In tutti questi eventi tragici che lo investono senza che lui riesca ad opporsi, appare e scompare Lara, la donna ideale che gli rapisce il cuore, fino alla loro definitiva, crudele separazione. Rispetto al film che tutti conosciamo, qui la storia d’amore è importante ma non è tanto centrale quanto la ricostruzione storica e caotica di quegli anni turbolenti (non a caso il libro fu vietato in URSS e fu proprio lo sguardo lungimirante di Giangiacomo Feltrinelli a farlo conoscere in Europa).
Secondo me, la vera protagonista è la Grande Madre Russa con le sue immense distese di neve, con la sua taiga che nasconde e cattura.
Zivago è un tipico eroe novecentesco: drammatico ma anche debole fisicamente e psicologicamente. Si fa trascinare dagli eventi e si appoggia sempre alle donne che lo accompagnano, anzi ha proprio una necessità, quasi filiale, della figura femminile.
Un classico è sempre da raccomandare, è alla base della nostra cultura. Era da tanto che non ne affrontavo uno e questo mi ha risollevato il morale.(4 CUORI)

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