domenica 13 dicembre 2020

LORA LEIGH: Piacere malizioso

 

Un’attrazione pericolosa. Un gioco di seduzione scandaloso.

Jaci Wright è sempre stata attratta dai fratelli Falladay, Chase e Cam, ma il timore del desiderio che suscitano in lei è la volontà di cercare una propria dimensione lontano da casa lo spingono fuori dalla loro portata… Ora però la vita sta chiudendo il cerchio e Jaci, grazie a un nuovo lavoro, si ritrova a stretto contatto con Chase e Cam. Per lei è difficile accettare una relazione con due uomini… Saprà trovare un equilibrio come amante di entrambi, oppure la sua esitazione e le sue paure distruggeranno la possibilità di essere felice per sempre?

Chissà perché mi ritrovavo questo libro a casa. L’ho trovato terrificante sia per trama che per costruzione dei personaggi. Lungi da me esprimere un giudizio basandomi su questioni prettamente moralistiche, ma il tema del triangolo, quando non è il classico triangolo amoroso, non fa per me. Per la maggior parte del tempo ho provato solo disgusto rispetto a quello che leggevo.

In secondo luogo ho trovato la costruzione psicologica dei tre personaggi, o per lo meno dei due protagonisti, eccessiva, forzata; anche qui mi sono un po’ stufata di leggere di eroi tormentati da grandi dolori e traumi del loro passato. Ho quasi impressione che gli autori si vogliano dare velleità di competenze di ambito psicologico che non hanno.

Purtroppo ho ancora a casa diversi di questi romanzi che ho comprato tempo fa ma che oggi non fanno più parte del mio gusto.


domenica 6 dicembre 2020

LAURA LEE GUHRKE: Non sono una principessa

 

Questo libro è un’appassionante battaglia tra ragione e desiderio” Jane Feather

Figlia illegittima di un paludato principe e di una chiacchierata cortigiana, Lucia è una fanciulla scapestrata sempre al centro di scandali e fughe. E ora suo padre è deciso a farla convolare a giuste nozze, per cui incarica sir Ian Moore, diplomatico integerrimo e coscienzioso, di trovarle il marito adatto. Ma tra i due basta un solo sguardo per far scoccare la scintilla dell’amore. Riuscirà Ian a domare il cuore ribelle di Lucia?


domenica 29 novembre 2020

TRACY CHEVALIER: L’ultima fuggitiva

 

È il 1850 quando Honor e Grace Bright si imbarcano sull’Adventurer, un grande veliero in partenza dal porto inglese di Bristol per l’America. L’aria smarrita di chi non è avvezza ai viaggi, il bel volto offuscato dal mal di mare, Honor Bright sa che non rivedrà mai più Bridport, il paese in cui è nata, nell’istante in cui la nave si allontana dalle verdi colline del Dorset. Troppo grande è il mare e troppo lontana è Faithwell, il villaggio dell’Ohio in cui Adam Cox, un uomo anziano e piuttosto noioso, attende sua sorella per prenderla in sposa. L’irrequieta Grace ha allacciato una corrispondenza epistolare con lui, culminata poi con la proposta di matrimonio, con l’intento di lasciarsi alle spalle l’angusta vita della piccola comunità di quaccheri in cui è cresciuta e abbracciare così nuove avventure. Honor Bright non condivide lo spirito temerario di Grace, ma Samuel, il suo promesso sposo, ha rotto il fidanzamento e la prospettiva di vivere in mezzo all’altrui compassione l’ha spinta a seguire la sorella al di là del mare.

Una volta giunta in Ohio, tuttavia, a un passo da Faithwell, Grace si ammala di febbre gialla e, tra le misere mura di un abergo, muore. Honor Bright si ritrova così sola in una nazione enorme ed estranea, divisa da un immenso oceano dall’amato Dorset. Non le resta perciò che Adam Cox come unica ancora di salvezza. A Faithwell, tuttavia, viene accolta con freddezza dall’uomo e dalla cognata vedova. Nel paese, poi – una fila di edifici ai bordi di una strada sconnessa, con una drogheria, una bottega e alcune fattorie nella campagna circostante – le persone sono amichevoli, ma con una schiettezza che rasenta la brutalità.

A turbare l’equilibrio di Honor non è, però, la vita sociale di Faithwell, ma qualcosa di più grande che riguarda l’America della metà del XIX secolo, il paese in cui i neri sono ancora ridotti in schiavitù. Il villaggio si trova, infatti, nei pressi di un crocevia dove si accalcano i coloni diretti a ovest in cerca di terra da coltivare, gli schiavi in fuga verso nord e i cacciatori di schiavi pagati dai proprietari di piantagione per riportare indietro i fuggitivi. Tra questi Dondan, un uomo sfrontato e attraente, con gli occhi di un castano chiaro che spiccano nel viso squadrato e una durezza senza pari nello sguardo.

Per non venire meno ai saldi principi di rettitudine cui è stata educata in Inghilterra, Honor decide di aiutare gli schiavi in fuga. Comincia di nascosto a offrire loro acqua e cibo e, in qualche caso, riparo. Sarà, tuttavia, abbastanza guardinga da non tradirsi? E, soprattutto, saprà resistere alla tentazione più grande? Quella di cedere a un uomo i cui principi detesti, ma che è l’unico in grado di rimescolarle il sangue nelle vene?

Romanzo che conduce il lettore nel cuore dell’America schiavista, dove i grandi temi della crudeltà e dell’eroismo, dell’onore e della passione, della viltà e del coraggio trovano un fertile terreno, L’ultima fuggitiva è una splendida conferma del talento dell’autrice della Ragazza con l’orecchino di perla.

Questo libro non mi ha colpita particolarmente. Ho avuto la sensazione che l’idea fosse buona ma la realizzazione poco efficace. Sulla trama non aggiungo altro: essa, a mio parere, ha alcuni passaggi poco motivati. Se Honor non si trova bene in America perché non torna nel Dorset? Solo perché soffre di mal di mare e ha paura di riaffrontare la traversata? Poco plausibile. Perché, poi, inizia ad aiutare gli schiavi fuggitivi? Per spirito caritatevole? In fondo la risposta è intuibile alla fine e può essere considerata valida, ma non viene adeguatamente preparata e motivata.

Non ho particolarmente apprezzato i personaggi né la protagonista, che per la maggior parte dei casi ho trovato un’inglese snob che, pur continuando a disprezzare il nuovo ambiente in cui si trova, non fa nulla per cambiare la sua situazione e fa delle scelte che appaiono immotivate. Ci sono dei personaggi secondari interessanti che, a mio parere, dovevano essere sviluppati di più e meglio perché si intuiscono in loro delle ombre interessanti.

Infine, posso dire di non aver ritrovato in questo libro la magia del La ragazza con l’orecchino di perla.


domenica 22 novembre 2020

BRENDA JOYCE: Vittime del peccato

 

New York, 1902. Francesca Cahill ai tè con le dame dell’alta società newyorkese preferisce combattere il crimine. Il suo talento di investigatrice privata la porta a indagare su alcune cruente aggressioni, avvenute nei bassifondi della metropoli a danno  di giovani donne. Le prime due vittime sono sopravvissute, mentre per la terza si tratta di omicidio. Sembra proprio che per le strade di New York si aggiri un serial killer e Francesca non si darà per vinta finché non lo avrà fermato. Sembra che l’unica pista da seguire non porti a niente. Che cosa hanno in comune le vittime, oltre a essere giovani e irlandesi? Il tempo stringe, la paura ormai dilaga per le strade del quartiere. C’è un pazzo da catturare.


domenica 15 novembre 2020

BJORN LARSSON: La lettera di Gertrud

 

È spargendo al vento le ceneri della madre che Martin Brenner, genetista all’apice di una brillante carriera, marito e padre felice, comincia ad interrogarsi sul suo rapporto con lei: perché ha sempre sentito che un velo si frapponeva tra loro? Scoprirà il motivo in una lettera che lei gli ha lasciato: quello che li divideva era un segreto. Sua madre non si chiamava Maria, ma Gertrud, ed era un’ebrea sopravvissuta ai lager. Glielo aveva nascosto per proteggerlo, ma anche per lasciarlo libero di scegliere, da adulto consapevole, la propria identità e la propria vita. Ma qual è la scelta davanti a una rivelazione così scioccante? E cosa vuol dire poi essere ebreo? Con il razionalismo dello scienziato, Martin si getta in ogni genere di letture, ricerche, discussioni con l’amico Simon e il rabbino Golder, per poter decidere: tenere il segreto o accettare la sua ebraicità, sconvolgendo non solo la propria esistenza, ma anche quella della sua famiglia, nonché quel quieto rapporto di “reciproca indifferenza” che ha sempre avuto con Dio? Ed è davvero libero di scegliere o è in realtà costretto ad accettare una definizione che per un genetista, e ateo, non ha alcun significato, è un’apparenza che non sente? Con la sua capacità rabdomantica di captare i grandi temi del presente e trasformarli in storie da leggere d’un fiato, Bjorn Larsson affronta uno dei grandi equivoci di oggi – l’identità elevata a vessillo di divergenza e inconciliabilità e l’appartenenza come bisogno primordiale eretto a muro divisorio – per rivendicare il diritto di ognuno di essere guardato e giudicato per l’unica vera identità che abbiamo: quella di singole persone.

Non sarà facile per me parlare di questo ultimo libro letto. È stata per me un’esperienza del tutto nuova sia per quanto riguarda la tematica, sia per quanto riguarda lo stile. Partiamo dalla tematica: la ricerca di identità, e il rapporto tra eredità genetica, ambiente in cui si è cresciuti e di vive e il libero arbitrio. Queste tematiche sono declinate nella vicenda del protagonista che deve venire a patti con la sua origine ebraica che gli è stata nascosta per buona parte della sua vita. Mi ha colpito molto il gesto, comunque d’amore, di Gertrud di lasciare, anche se dopo la sua morte, al figlio la libertà di scegliere chi essere e cosa fare delle sue radici.

Inevitabilmente, a questo argomento si collega una riflessione del protagonista sull’antisemitismo e sull’Olocausto. Dopo attente e approfondite riflessioni, Martin arriva a fare delle interessanti conclusioni su antisemitismo, sionismo, responsabilità dello Stato di Israele. La parte finale, in tutta sincerità, mi ha fatto piuttosto male perché non capivo e non trovavo giusto che il protagonista dovesse affrontare certe cose. Tutto alla fine trova un senso.

Per quanto riguarda lo stile, avrei un paio di cose da dire. Il libro si divide in tre parti. La prima è a tutti gli effetti un romanzo raccontato in terza persona da un narratore esterno. In essa non avviene chissà quale trama sconvolgente ma viene ricostruito tutto il lavorio intellettuale di Martin all’indomani della sua scoperta. Non mi vergogno a dire che questa prima parte è stata a tratti estremamente pesante e difficile da seguire: riferimenti bibliografici ardui ma soprattutto una lucida riflessione su temi complessi quali le genetica, il libero arbitrio, il sionismo…

Le ultime due parti, invece, danno voce direttamente a un ipotetico scrittore a cui Martin chiede di scrivere la sua storia. Questa è una sezione un po’ destabilizzante perché ti fa rivedere in maniera diversa quanto letto in precedenza. Soprattutto lascia costante al lettore il dubbio se quello letto sia o meno una storia vera e questa cosa ti fa gelare il sangue perché, razionalmente, penseresti che non sia possibile che a una persona capiti tutto questo solo per il fatto di essere di origine ebrea. L’ultima parte, infine, non mi è piaciuta particolarmente perché, per quanto efficace, ha risolto in maniera, secondo me, banale la vicenda.


domenica 1 novembre 2020

CINZIA GIORGIO: La collezionista di libri proibiti (Newton&Compton)

 

Toccante come Storia di una ladra di libri. Un esordio sorprendente. Dalla bottega di un antiquario di Venezia a una famosa casa d’aste a Parigi…

Venezia, estate 1975. Olimpia ha solo quindici anni quando conosce Anselmo Calvani, proprietario di una storica bottega d’antiquariato. È un incontro decisivo, Anselmo intuisce subito l’intelligenza e la sensibilità della ragazza e la incoraggia a seguire la sua inclinazione. Giovanissima ma già appassionata lettrice, Olimpia comincia a frequentare il suo negozio, a lavorare lì e, con il suo aiuto, inizia a collezionare preziosi libri messi all’indice dalla Chiesa. Mentre cresce la sua passione per quei volumi antichi, anche quella per Davide,  il nipote di Anselmo, segreta e non dichiarata, brucia l’animo della ragazza. È una notte, sospinti dalla lettura dei versi erotici di una cortigiana veneziana i due cedono ai loro sentimenti…

Parigi, estate 1999. Olimpia vive ormai nella capitale francese. Ha aperto una casa d’aste, specializzata in libri e manoscritti antichi, tra le più quotate ed eleganti della città. Ogni anno riceve da Davide uno strano regalo: un pacchetto che contiene lettere un tempo censurate, insieme a un libro considerato in passato “proibito”, di cui Olimpia riconosce il grande valore. Sono l’eredità di Anselmo… Ma come poteva un modesto antiquario veneziano esserne in possesso? E che legame c’è tra quelle lettere e la bottega da cui provengono? Un esordio straordinario. Una scrittura magnifica. Un talento inaspettato. Un romanzo d’amore e di mistero, sul potere delle parole e dei libri, da un’autrice italiana il cui talento saprà conquistare i lettori.

Questo libro non l’ho proprio capito. Sinceramente, non ne ho capito il senso, il messaggio che vi sta alla base, che secondo me non c’è. Nel senso che, a mio avviso, è solo un’accozzaglia di eventi relativi a un personaggio che non costituisce una chiara e significativa evoluzione. A parte il voler comunicare la passione per i libri, quasi una venerazione, da parte della protagonista e anche uno sfoggio di conoscenze da parte dell’autrice, non  ci ho ritrovato molto altro.

Le parti in cui si raccontava la storia di Veronica Franco e le sue lettere (immaginate dall’autrice) o si parla di altri libri posti in passato all’Indice mi sono risultate di un didascalico quasi insopportabile. I personaggi sono del tutto inconsistenti, non mi hanno trasmesso proprio nulla. La storia d’amore è piuttosto scontata. Olimpia non ha nulla di speciale che giustifichi l’affetto, il rispetto che la circonda. Davide è un personaggio maschile piuttosto pallido. Ma vogliamo parlare della banalità della ricca collezionista che si chiama Peggy Goldstein, come qualcun altro che ci ricordiamo tutti abbastanza bene?

E, per finire, anche il grande mistero dell’eredità che non era un mistero per nessuno, tranne che per Olimpia.


domenica 25 ottobre 2020

CHERYL HOLT: Fantasie proibite


 Fin da bambina lady Caroline Foster sapeva cosa le avrebbe riservato il futuro un matrimonio con uno stimato nobiluomo e tranquille giornate fra gli agi dell’alta società. Certo non una vita emozionante, eppure preferibile e quanto le sta succedendo ora: abbandonata dopo dodici anni di fidanzamento, il padre le ha combinato le nozze con un uomo che potrebbe essere suo nonno! Ma Caroline non ci sta ed escogita un audacissimo piano che richiede l’intervento di Ian Clayton, il fratellastro del suo ex fidanzato. Ian rimane però sbalordito nel sentirsi chiedere, proprio dalla donna che da anni accende le sue fantasie più inconfessabili, di rovinarle la reputazione. Un vero gentiluomo la dissuaderebbe, se non fosse accecato dal desiderio…

domenica 18 ottobre 2020

J.D. SALINGER: Il giovane Holden

 

Finalmente ho recuperato una lettura che avrei dovuto fare diversi anni fa, ma che mi è mancata. Un classico della letteratura del Novecento, ma soprattutto un libro che ha fatto saltare tutti gli schemi della narrativa tradizionale e del genere del romanzo di formazione. La trama, la conosceranno tutti, vede il giovane Holden Caulfield cacciato, per l’ennesima volta, da una scuola, a causa del suo scarso impegno e del suo comportamento particolare, che decide di ritornare a casa dei suoi genitori prima dell’espulsione ufficiale. In questo viaggio, il ragazzo incontrerà tante persone e tante situazioni diverse che faranno emergere le sue riflessioni, le sue reazioni e le sue manie.

Inizialmente avevo visto in Holden il classico adolescente ribelle, in rotta di collisione con tutto il mondo degli adulti. Pian piano, pur rimanendo invariato quel senso di ribellismo che gli attribuivo, ho iniziato a vedere in lui anche una sorta di anima pura in grado di vedere tutte le contraddizioni e le ipocrisie tipiche degli adulti, ma non solo, anche della normale vita sociale. Non è un caso che l’unico personaggio con cui Holden riesce a sciogliersi è la sorellina Phoebe. Poi si scopre anche uno dei motivi, la scomparsa del fratello, per cui Holden ha dentro di sé questa amarezza, questo dolore che dall’inizio si riesce solo a intuire, dietro il suo parlare ironico e sagace.

Naturalmente uno degli aspetti del libro che mi ha maggiormente colpita è lo stile e il linguaggio che doveva essere stato dirompente all’epoca poiché rovescia qualsiasi regola. La sintassi tradizionale cede il posto all’esigenza di far esprimere pienamente il personaggio in maniera realistica, riproducendo il modo di esprimersi di un ragazzo di quell’età, senza censure. Mi sono persa a contare gli “e via dicendo”, intercalare usato continuamente nel corso del libro. Se all’inizio la cosa mi aveva dato fastidio, gli anacoluti ogni tanto mi facevano prudere le dita, col tempo ho preso familiarità con il modo di esprimersi di Holden e non mi sarei aspettata niente di diverso da lui.

È un must have della letteratura per giovani lettori. Purtroppo, io da adolescente ero presa da altri generi e autori; sinceramente a quel tempo avrei potuto apprezzare ancora di più questo libro.


domenica 11 ottobre 2020

CONNIE MASON: Un adorabile libertino

 

Ex spia e noto libertino, Ramsey Dunsmore deve recuperare per conto del governo britannico un prezioso amuleto egizio sparito insieme all’archeologo che l’ha trovato. Per riuscirci, dovrà tenere d’occhio Phoebe, che, per uno scherzo del destino, non solo è la figlia dell’archeologo scomparso, ma è anche la donna che, dopo averlo sposato quattro anni prima, è poi sparita senza più dare notizie. L’obiettivo di Ramsey a questo punto è duplice: assicurare il ladro alla giustizia e vendicarsi di Phoebe. E se lei fosse innocente? Per scoprirlo, l’uomo ricorrerà a ogni mezzo: lecito o illecito…


domenica 4 ottobre 2020

NATALIA GINZBURG: Lessico famigliare

 

Lessico famigliare è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino, tra gli anni Trenta e Cinquanta. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali. Scrive la Ginzburg: “Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire ‘Noi siamo venuti a Bergamo a fare campagna’ o ‘De cosa spussa l’acido solforico’, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole”.

Partecipare a un gruppo di lettura, cosa che non mi è consueta, mi ha permesso di accelerare i tempi di lettura di questo libro che avevo comprato questa estate. Inizialmente, lo ammetto, ho fatto molta fatica ad andare avanti, non riuscivo a entrare nello spirito della narrazione, mi sembrava che i fatti fossero concatenati in maniera troppo arbitraria che a me dava un senso di disordine. Nonostante ciò, la voce ingenua con cui Natalia raccontava i suoi ricordi d’infanzia di una famiglia numerosa, vivace, con tante personalità in contrasto tra di loro. Su tutti domina il padre Beppino, personalità dominante, quasi dispotica, ma in realtà molto meno autoritario di quanto sembri. Inizialmente può fare antipatia, ma poi riesce a diventare simpatica. La madre Lidia, la classica sciura, tutta presa da determinate convenzioni, apparentemente sempre scontenta. E poi ci sono i vari fratelli, ognuno con le loro passioni (sempre smodate), rivalità. Il linguaggio che caratterizza la famiglia, la comunicazione al suo interno è ciò che sancisce ulteriormente i legami di sangue.

La voce di Natalia è sorprendente per la sua ingenuità e, nello stesso tempo, spietatezza nello smascherare le tante convenzioni e contraddizioni della famiglia. Poi Natalia cresce, per il lettore anche troppo velocemente, tanto da allontanarsi leggermente dal focus familiare per spostarsi verso il suo impegno nella casa editrice Einaudi.

Quello che mi ha affascinata di più è stata la capacità di far rivivere nelle pagine del libro la vita di quel tempo, la quotidianità, sembrava di esservi immersi. Nello stesso tempo, ci ha dato la possibilità di conoscere tante grandi personalità del passato: Olivetti, Leone Ginzburg, Pavese etc…

Sapevo che era un grande classico moderno della nostra letteratura, ma mi ha sorpresa per quanto mi sia piaciuto.


domenica 27 settembre 2020

ELIZABETH JANE HOWARD: All’ombra di Julius


Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglie e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, l avedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius. Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.

Questo è il mio secondo romanzo di Howard, avendo già iniziato la saga dei Cazalet, che per il momento ho dovuto abbandonare. La trama, piuttosto esile come è tipico di questa autrice, ruota attorno alle tre donne di una stessa famiglia, Esme, Cressida ed Emma, il cui destino è stato segnato dalla scomparsa in circostanze molto particolari del marito e del padre, Julius appunto. Ci sono poi i due personaggi maschili di Felix e Daniel. Il libro ripercorre la vicenda dei cinque personaggi e cosa li ha portati alla loro situazione attuale. Il personaggio più presente è, probabilmente, quello assente, ovvero Julius che non solo con la sua vita, ma anche con la sua morte ha segnato il destino di tutti i personaggi.

Come sempre Howard è bravissima a creare l’atmosfera e il contesto e, naturalmente, a costruire la psicologia dei suoi personaggi, i quali sono tutti ben sviluppati e resi, attraverso quanto fanno nel corso del romanzo, e anche quello che non fanno.

Questo libro mi è piaciuto abbastanza. Nel complesso i personaggi mi sono piaciuti ma non mi sono rimasti impressi come quelli del primo libro della saga dei Cazalet. Inoltre l’evoluzione delle loro vicende mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Forse ad eccezione di Cressida, ho trovato che le altre due fossero destinate ad un’amara sconfitta dalla loro vita. Sono comunque tre donne che portano addosso pesanti cicatrici derivanti da ferite piuttosto gravi che la vita ha inflitto loro.

Mi sembra una lettura comunque doverosa per chi volesse conoscere l’opera completa della Howard.

domenica 20 settembre 2020

SANDY HINGSTON: Ti salverò


 QUANTO PUÓ ESSERE AFFIDABILE IL CUORE?

Quando Gannon Finn, lord Carew, iscrive la nipote Claire al Collegio per giovani donne della signora Treadwell, fa una stupefacente scoperta: una delle insegnanti è nientemeno che Christiane Roxwell, che molti anni prima gestiva la casa da gioco da lui frequentata. A quel tempo gli aveva accesa la passione e il desiderio di salvarlo da un destino di perdizione, ma lei lo aveva respinto. Adesso fra i due sono subito scintille, tuttavia devono collaborare per il bene di Claire, per aiutarla a liberarsi degli incubi che la tormentano in seguito alla tragica morte dei genitori. Tutto ciò mentre i sentimenti sopiti, e a fatica trattenuti, si ridestano e non possono essere negati. Per Christiane è forse giunto il momento di lasciarsi davvero salvare…

domenica 13 settembre 2020

ELIZABETH ANTHONY: Tu sei mia

 

Se il tuo cuore non ha paura di amare, non importa chi sei o da dove vieni.

Oxfordshire 1920. Il sole non sorge ancora e Sophie è già al lavoro per far risplendere le immense sale di Belfield Hall. Ciuffi ribelli color miele scivolano dalla cuffietta bianca sul viso stanco. Ha sedici anni ed è la più giovane cameriera del palazzo. Per il resto della servitù è come se non esistesse, tutti si rivolgono a lei solo per darle ordini. C’è un unico momento in cui Sophie si sente felice: quando il grammofono suona  e lei comincia a danzare. Fino al giorno in cui il suo sguardo incrocia due occhi azzurri ai quali non è possibile sfuggire, capaci di portare un po’ di luce nelle buie stanze dell’antica dimora. Appartengono a Mr Maldon, il nuovo padrone dl Belfield Hall. Un uomo forte e deciso che non ha interesse per nessuno al di fuori di se stesso. Ma basta un breve incontro tra loro e qualcosa di potente e sconosciuto li travolge. Entrambi sanno che ciò che hanno provato in quell’istante non può esistere: lui è un duca, lei una donna della servitù. Eppure ci sono tentazioni contro cui è vano combattere. Sophie non ha altra scelta che lasciarsi sedurre da quell’uomo, dal suo animo tormentato e misterioso. Perché Mr Maldon non riesce a resistere al suo fascino puro e ingenuo, ma nasconde desideri inconfessati. Nella magia di notti proibite, i due vengono trascinati in un piacere che non conosce differenze sociali: è fatto di gesti, sospiri, limiti da superare.

Presto il loro amore impossibile deve fare i conti con gli intrighi di palazzo, con un’etichetta rigida e severa. Ma sottostare alle regole non è facile, soprattutto quando ciò che unisce è un’inarrestabile e cieca passione.

Un debutto indimenticabile, che ha conquistato i lettori e i librai inglesi, doventando ben presto uno dei romanzi più letti dell’anno Elizabeth Anthony racconta la storia di un amore proibito e impossibile che si scontra con le regole imposte dalla società. La storia di una passione alimentata dal fuoco eterno del desiderio e dell’attrazione. Perché, se il tuo cuore non ha paura di amare, non importa chi sei o da dove vieni.

È questo un libro che mi ha lasciata un po’ spiazzata. Da una parte è un classico romance con la storia d’amore infarcita di scene di sesso, a volte inutili, ma dall’altra parte il finale ha sovvertito ogni tradizionale aspettativa. Ci sono tutti i cliché della situazione: storia d’amore tra due soggetti appartenenti a condizioni sociali molto diverse; la protagonista femminile che fa un qualche progresso rispetto alla sua posizione sociale ma che continua ad essere comunque inadeguata. Nel contempo Sophie ha delle reazioni che sono spesso assurde (tipico delle eroine del romance) e che finiscono sempre per metterla nei guai, naturalmente in suo aiuto arriva sempre il protagonista maschile.

Ci sono poi degli elementi della trama che io ho trovato del tutto inspiegabili: Beatrice che per sposare Ash gli vuole donare un’amante vergine (?!?); Ash che non vuole rivelare un passato del tutto onorevole, preferendo essere diffamato (?!?). Perché tutto questo?

Mi è piaciuta l’ambientazione: inizio anni ’20, è già il secondo libro che leggo con questa ambientazione e la cosa mi sta appassionando. Trovo che se l’autrice avesse insistito un po’ di più sulla presa di coscienza e l’acquisizione di autonomia (anche se Sophie continua a mettersi nei guai e a dover essere salvata da Ash) da parte della protagonista, tralasciando le scene di sesso, il libro ne avrebbe guadagnato.

Lo stile è molto semplice, lineare e si fa leggere molto velocemente.


domenica 6 settembre 2020

John Williams: Stoner

 


“William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato;  mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita; per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stessa donna; ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo; per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. La prima volta che l’ho letto sono rimasto sbalordito dalla qualità della scrittura, dalla sua pacatezza e sensibilità, dalla sua implacabile chiarezza abbinato a un tocco quanto mai delicato. Dio si nasconde nei dettagli e in questo libro i dettagli ci sono tutti: la narrazione volteggia sopra la vita di Stoner e cattura ogni volta i momenti di una realtà complessa con limpida durezza (…), e attraversa con leggera grazia il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda.”
Peter Cameron

Questo libro è davvero molto particolare. Racconta una storia di un’apparente banalità che io invece preferisco considerare universale. William Stoner è un uomo normale, senza particolari caratteristiche vincenti, se non la sua bravura nello studio. Tutto quello che gli accade nella vita sembra prendere sempre una piega diversa da quello che lui e lo stesso lettore si sarebbe aspettato. Purtroppo spesso è negativa e Stoner appare inevitabilmente come uno sconfitto. Nonostante le tante batoste che la vita gli riserva, egli continua ad andare avanti a schiena dritta. Mi è piaciuta molto la sua dedizione nel suo lavoro. Lui è un insegnante e la ricerca e il rapporto con i suoi studenti sono centrali nella sua esistenza, forse l’unica fonte di soddisfazione. Nonostante anche lì ci siano problemi e lui abbia dei nemici che gli rendono la vita impossibile e gli rubano ciò a cui lui tiene di più. Nonostante questo, però, Stoner va avanti…

Stoner è un personaggio a cui ci si affeziona tantissimo, forse anche perché è circondato da personaggi odiosi.

Mi è piaciuta anche in questo caso la scrittura dell’autore: è semplice, piana, lineare. Sembra frutto di immediatezza, però in questo caso la semplicità della scrittura dell’autore ben si adatta all’apparente piattezza della vita di Stoner. Ho trovato che comunque, in alcuni tratti, la scrittura sapesse raggiungere anche livelli di lirismo notevoli.

domenica 30 agosto 2020

NICOLE JORDAN: Romantica maledizione

 


“Lui” è Lucian Tremayne, Conte di Wycliff, dongiovanni con la passione per il rischio. “Lei” è Brynn Caldwell, bellezza di esiguo patrimonio, che a causa di un’antica maledizione ha giurato di non sposarsi mai. Dopo aver sfiorato la morte, ora il giovane intende accasarsi e dare un erede alla sua vasta fortuna. Brynn accetta, a una condizione: che lui saldi i suoi debiti e, alla nascita di un figlio, la lasci libera. L’accordo è fatto e si celebra il matrimonio. Ma la passione ci mette lo zampino…

domenica 28 giugno 2020

ELIZABETH JANE HOWARD: Gli anni della leggerezza

È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè al letto al mattino e si cena in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnato appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale  e la Duchessa si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.

Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della Grande Guerra, forma con la mogle Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoe, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali. Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini provate dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal convivente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

La prova sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti.

Quando ho iniziato a leggere questo libro, tutti mi dicevano di non lasciarmi scoraggiare di andare avanti comunque. Il riferimento era alla lentezza di questo libro, caratteristica che ormai viene apprezzata poco dal lettore moderno. In realtà, ho letto questo romanzo piuttosto lentamente, e per mancanza di tempo e per il desiderio di centellinare l’esperienza. In questo libro entriamo all’interno della numerosa famiglia Cazalet, una ricca famiglia di industriali del legno, dall’anziano capostipite al più giovane dei nipoti, con annessi parenti vari, ospiti e servitù. L’autrice ha così costruito un perfetto microcosmo con tutti questi personaggi sapientemente delineati attraverso i piccoli gesti quotidiani, attraverso le loro parole e attraverso i loro silenzi… Ciascuno di loro ti colpisce per un piccolo particolare del suo carattere, delineato sempre in maniera molto credibile.

Non so per quale motivo, il personaggio che più mi ha colpito è stato Villy: apparentemente sembra una donna perfettamente realizzata. È una madre e una moglie, è ricca, ha un’ottima reputazione. Però, a me ha dato la sensazione di un’estrema solitudine e fragilità dietro questo apparente perfetto controllo di ogni minimo particolare della sua vita. Di questo libro sono importanti le atmosfere.

Tutti i personaggi si ritrovano nella casa in campagna d’estate. Apparentemente sono lì per passare un momento di svago, ma su tutti loro incombe qualcosa, dalla paura dei ragazzi che alla fine dell’estate dovranno andare nel temuto collegio, agli adulti preoccupati per l’imminente guerra. E questa attesa del disastro incombente sembra quasi una cappa sui nostri personaggi e rivela l’inconsistenza delle banali questioni di cui sembrano preoccuparsi continuamente.

La saga è ancora lunga e percorrerà anni ben diversi da quelli della leggerezza. Quindi l’atmosfera (apparentemente) spensierata di questo primo capitolo è destinata a svanire.

Questo primo libro mi è proprio piaciuto e andrò certamente avanti nella saga.

 


domenica 21 giugno 2020

LORETA MINUTILLI: Elena di Sparta

Quando, dopo dieci anni e dopo il famoso assedio di Troia da parte dei Greci, Elena viene riportata in patria, Menelao ha solo una domanda da farle: perché? Perché ha deciso di scatenare una guerra? La risposta di Elena è semplice. Le sembrava l’unico modo di dimostrare a tutti l’esistenza di Elena di Sparta, l’unico modo che aveva di essere ascoltata. “Racconta, allora”, le dice Menelao. Ed Elena comincia a raccontare. Fin da piccola l’idea di essere considerata una dea le era parso qualcosa di grandioso, presto quella pura illusione si infrange. Teseo la rapisce e la stupra, quando Castore e Polluce, suoi fratelli, vanno a riprendersela viene data in sposa a Menelao e diventa la regina di Sparta. Ma Elena non si accontenta e decide di fuggire con Paride verso Troia, città in cui le donne contano quanto gli uomini, in cui possono scegliersi i mariti. Presto però si rende conto che anche lì il suo parere non è richiesto. Elena racconta non per ammettere colpe né per giustificarsi. Non vuole essere compresa o perdonata, lo fa perché la sua storia, quella di una donna prigioniera del proprio corpo o identificata con esso agli occhi degli uomini, possa infine uscire dalle sue viscere e trovare pace.

L’idea della trama mi era parsa piuttosto buona e mi aveva molto incuriosita. Si tratta di una riscrittura del mito classico dal punto di vista di chi non ha mai parlato molto, pur essendo un personaggio molto coinvolto nei fatti della guerra di Troia: Elena. Il libro ripercorre la sua esperienza, dalla fanciullezza alla maturità, ripercorrendo i miti e l’epica che la coinvolgono. Ho avuto l’impressione che l’autrice non abbia esattamente attualizzato il mito ma riversato nel mito tanti temi dell’oggi e della questione femminile. Al centro c’è un personaggio da sempre visto e giudicato per la sua meravigliosa bellezza e mai davvero ascoltato e guardato da chi le sta intorno. Elena vuole imporre al mondo che la circonda la sua essenza di donna, la sua personalità (tema poco pertinente per l’antichità, ma tanto caro ai contemporanei). Inevitabilmente Elena appare incapace di entrare in connessione con gli altri se non con la sua bellezza, so che è la sua grande risorsa, anche se lei non vuole che sia così.

Non ho particolarmente apprezzato questa versione di Elena. Nonostante non sia mai stato uno dei miei personaggi preferiti dell’epica, mi aspettavo da questo libro una storia che desse un’immagine tragica di Elena (certo, eguagliare Euripide è difficile!) invece ci ho ritrovato quello che, a mio avviso, è un personaggio immaturo, egocentrico che non ha avuto una particolare evoluzione nel corso del racconto. Se questa era la volontà dell’autrice, evidentemente ha realizzato il suo intento. La mia delusione nasce da aspettative molto diverse.

La voce narrante, che è quella di Elena, mi è sembrata inadatta. Se a raccontare è la Elena adulta, anzi anziana, che ha vissuto almeno due vite, si esprime come una ragazzina capricciosa alle sue prime esperienze. Se l’assenza di crescita in Elena è voluta, a causa di una sua mancata maturazione, causata dai traumi subiti, allora l’autrice ha raggiunto il suo intento. Io ho avuto l’impressione che la giovane età dell’autrice non le abbia consentito di dare una voce adeguata alla stanchezza e alle disillusioni di una donna matura che ha attraversato l’inferno e ne è uscita salva.

 


domenica 14 giugno 2020

KARINA HALLE: Dream. Offerta d’amore


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Lei pensa che lui sia un playboy arrogante. Lui pensa che lei sia una fredda bacchettona. Ma sta per farle una proposta che non potrà rifiutare. Nicola Price aveva tutto: una carriera fantastica, il fidanzato perfetto, una collezione di scarpe esagerata e un appartamento in uno dei migliori quartieri di San Francisco. Ma quando


ne incinta e il suo stupido fidanzato la lascia di punto in bianco, il mondo perfetto di Nicola precipita. Senza rialzarsi. Oggi Nicola è la fiera madre single di una bambina di cinque anni e vive una gigantesca bugia. Può permettersi a malapena il suo appartamento, e tutti gli uomini con cui esce scappano quando scoprono che ha una figlia. Fatica a tirare avanti e ha paura, ed è ben lontana dalla posizione in cui si immaginava di essere a trent’un anni. La sua salvezza arriva sotto forma di uno scozzese alto, bello e ricco di nome Bram McGregor, il fratello maggiore del suo amico Linden. Bram ne sa qualcosa di orgoglio, così quand
 rima

o alcune circostanze tragiche fanno toccare il fondo a Nicola, le offre un appartamento dove stare in un palazzo di sua proprietà. È un’offerta fantastica, sempre che non sia un problema per lei vivere accanto a Bram, un uomo che, malgrado la sua generosità, sembra voler discutere con lei su tutto. Ma niente è gratis e mentre Nicola si rimette in sesto, scopre che l’enigmatico playboy potrebbe costarle più di quel che pensava. Potrebbe perdere il suo cuore. I fratelli McGregor portano solo problemi…

domenica 7 giugno 2020

MARGARET ATWOOD: Il Canto di Penelope

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passa veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio  e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

Trama:  una splendida rilettura della storia raccontata all’interno dell’Odissea  e di un patrimonio di miti collegato ai suoi personaggi. Margaret Atwood ha voluto dare voce a quante nel mito parlano poco o sono costrette a dire quanto gli uomini concedono loro di dire. Partendo da uno spunto per lei, evidentemente, molto significativo, la morte delle dodici ancelle ritenute complici dei Proci, Atwood costruisce la versione di Penelope, che dà una rilettura parzialmente diversa da quella che, tradizionalmente, ci tramandano i poemi omerici. L’autrice non va assolutamente a snaturare quanto Omero ci ha raccontato.

PersonaggiCerto, la Penelope che ritroviamo qui è molto diversa da quella dei poemi omerici. Non è la donna intelligente, paziente, la giusta compagna di Odisseo, ma di cui tutti ci siamo chiesti “ma come ha fatto a sopportare di riprendersi un marito che l’aveva ripetutamente tradita?” (a parte, naturalmente, ricondurre la sua vicenda agli usi tipici di quel contesto storico in cui il tradimento maschile era ampiamente accettato). Qui abbiamo una Penelope moderna, arrabbiata, indignata ma anche profondamente innamorata e piena di sensi di colpa, magari perché non è stata proprio quella donna che ha pazientemente atteso il ritorno del marito. Attorno a lei si muovono le dodici ancelle uccise che costituiscono il coro che, amaramente, ma anche sarcasticamente, commenta l’azione.

Stile: Non ho letto altro di Margaret Atwood, anche se so che è un’autrice unanimemente  esaltata e non vedo l’ora di leggere qualcos’altro di lei. La mia impressione  su questo testo è stata quella di uno stile modernamente classico, cioè che va a riecheggiare la solennità dei tragici greci, ma poi tutto questo è mescolato con fulminanti riferimenti alla modernità, o un commento sarcastico, una battuta che crea quasi un senso di straniamento. Una bella lettura!

 

domenica 31 maggio 2020

CANDANCE CAMP: Progetti di matrimonio



Inghilterra, 1817

Benché la bellissima lady Calandra appartenga a una delle famiglie più ricche e in vista dell’aristocrazia inglese, nessun pretendente si è fatto avanti per chiedere la sua mano. Il che non è certo sorprendente, se si pensa che l’avvenente fanciulla è la sorella minore dell’austero Duca di Rochford: con il suo atteggiamento protettivo, il temibile gentiluomo è riuscito a scoraggiare ogni suo corteggiatore a eccezione del misterioso Conte di Bromwell. Così, per non perdere l’ultima e forse unica occasione di accasarsi che le si presenta, l’esuberante Callie decide di fare di testa propria e accetta di rivedere il temeraio ammiratore all’insaputa del fratello. Forse, però, Rochford aveva un valido motivo per metterla in guardia contro l’affascinante conte!

domenica 24 maggio 2020

JOHN WILLIAMS: Augustus


Sono le Idi di marzo del 44 a.C. quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare. John Williams ci racconta, il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio epistolare, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia, In Augustus che valse all’autore il National Book Award nel 1973, protagonista è la lingua meravigliosa di Williams che ci restituisce a pieno lo spirito della Roma augustea. Un capolavoro della narrativa americana che, fra ricostruzione storica, finzione e perfezione stilistica, non manca mai di dialogare con il presente, in cui la grande storia è lo spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.
Trama: la trama è facilmente desumibile, è una ricostruzione della vicenda storica di Cesare Ottaviano Augusto, dalla giovinezza segnata da una successione inattesa ai più, fino alla costruzione di un immenso e solido impero. Ampio spazio viene dato agli intrighi e alle ritualità per la detenzione del potere. La prima parte ripercorre la giovinezza nonché le difficili scelte per consolidare il potere contro i rivali. La seconda parte dà voce alla difficoltà, durante gli anni del governo, e la necessità di fronteggiare anche i molti problemi e intrighi che si venivano a creare in seno alla famiglia. La stessa parte, infine, dà voce direttamente ad Augusto e a una sua analisi finale del suo operato.
Personaggi: Ho molto apprezzato il fatto che in questo libro si ricostruisce la figura del primo imperatore attraverso molteplici voci, mai la sua se non a fine libro, in maniera tale da costruire un’immagine dello stesso sfaccettata, anche ricca di sfumature. Nello stesso tempo mi è piaciuta la capacità di caratterizzare, di dare vita, voce e spessore ai vari personaggi che facevano parte della cerchia di Augusto, tanti dei quali sono noti per i loro meriti ma poco approfonditi, almeno negli studi scolastici. Il personaggio che ho apprezzato di più è stato Giulia perché l’autore ha saputo ricostruire l’immagine di questa fanciulla, poi donna, usata per le strategie politiche del padre ma che quando ha cercato di circoscriversi un proprio spazio di libertà, rimane invischiata in un gioco più grande di lei. Ci racconta la sua storia e i suoi amori nel doloroso esilio a cui l’ha costretta il padre stesso. Mi è piaciuta la chiave di lettura data: Augusto la condanna all’esilio non tanto per dimostrare il suo rispetto verso le leggi da lui volute quanto per risparmiarla da un destino ancora più crudele. Naturalmente l’immagine di Tiberio, ma anche di Livia, ne esce fuori particolarmente male.
Stile: L’autore sceglie una pluralità di voci e una pluralità di modalità di comunicazione. Lo stile e il linguaggio sono fluidi, eleganti, scorrevoli. Ho trovato, però, che fosse un po’ troppo uniforme, tutte le voci si assomigliano. Si scostano un po’ solo le ultime pagine affidate alla voce di Augusto.

domenica 17 maggio 2020

NICCOLÒ AMMANITI: Che la festa cominci


Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza  nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatrici, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un’avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana. L’irresistibile comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca. E nel sorriso che non ci abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti. E soli, ala fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.
Trama: Si tratta dell’Ammaniti che si lascia andare alla sua ironia contro la cultura pop e la società dell’apparenza (in un’era pre Instagram), alla sua passione per l’assurdo con un filo di splatter. Lo spunto della trama è davvero buono e ha un’evoluzione verso l’assurdo tale che il lettore non sa più dove l’autore vuole andare a parare. Più si va avanti e meno si riesce a credere al livello di incredibile raggiunto. Naturalmente la trama ha un valore soprattutto metaforico:  la grande festa con la varia umanità che ruota attorno allo star system ma anche all’elite politico ed economica (con tutti i loro intrecci) è chiaramente ispirata alla realtà, tanto più a quella della mondanità romana. Ma la vanità, l’ipocrisia che essi rappresentano riguarda l’umanità in generale. Nel corso del libro assistiamo al loro abbrutimento e, nello stesso tempo, all’incapacità di perdere la fatuità, anche nelle peggiori situazioni.
Personaggi: Si alternano tanti personaggi, una varia umanità come ho detto in precedenza. Vari tipi umani. Dallo scrittore in piena crisi, non compreso dall’agente e dalla casa editrice, che ha perso  la vena creativa, che ci illude sempre di essere una persona migliore di quella che è, per poi deluderci immediatamente dopo. Decisamente spiazzante è il gruppo degli appartenenti alla setta delle Belve di Abaddon. Sono dei poveri disperati, che cercano una volontà di affermazione. Inizialmente risultano particolarmente comici perché da una parte pianificano il sacrificio umano, dall’altra devono affrontare le piccole difficoltà della vita quotidiana. Rappresentano, secondo me,  le frustrazioni della gente comune in questa nostra società dell’apparenza.
Stile: Piacevole lo stile comico, ironico dell’autore. Inizialmente esso risulta piacevole e avvincente, molto divertente. Con l’andare avanti della lettura, però, tutto inizia ad apparire un po’ eccessivo, un po’ sempre sopra le righe e può rischiare di stancare.

domenica 10 maggio 2020

JO GOODMAN: Bacio proibito


Emmalyn Hathaway, povera e senza dote, ha dalla sua solamente uno zio generoso e una cugina ribelle. Eppure, dall’ombra, qualcuno continua a tramare contro di lei: minacce, tentativi di rapimento, addirittura un attentato alla sua vita. Emmalyn non ha scelta, deve chiedere protezione. A farsi avanti è Restell Gardner, avventuriero temerario che non esita a ergersi a sua difesa. A condizione di scendere a patti con i sentimenti e i desideri che Emmalyn scatena in lui fin dal primo sguardo.

domenica 3 maggio 2020

SVETLANA ALEKSIEVIC: Preghiera per Chernobyl


Questo libro non parla di Chernobyl, in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l’avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Il mistero di Chernobyl è un mistero che dobbiamo ancora risolvere… Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Chernobyl è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre… Più di una volta ho avuto l’impressione che in realtà io stessi annotando il futuro” (Svetlana Aleksievic)
Mi sono impelagata in una lettura non propriamente rilassante, o estiva come si usa dire, ma la qual cosa non mi è dispiaciuta. Questo libro aveva bisogno di adeguata concentrazione. Anche di una certa preparazione emotiva perché indubbiamente ce n’è bisogno per poter andare avanti. Come ha spiegato l’autrice, questo libro non intende spiegarci gli eventi, né le cause, ma le conseguenze che quelli hanno avuto sulla vita di migliaia di persone, sia nell’immediato (evacuazioni di massa, abbandono delle proprie case e comunità) che nel lungo termine (malattie e decessi per contaminazioni). U una prima lettura del sentimento di angoscia e disperazione dei tanti bielorussi coinvolti, si aggiungono anche tanti riferimenti alle inadempienze, speculazioni e frodi dei governi dell’epoca ai danni della popolazione. Il sentimento che più mi ha sorpresa è il senso del dovere nei confronti della comunità, assimilabile alla dedizione che il popolo sovietico aveva dimostrato in guerra. Cosa ho provato io? Un senso di angoscia e qualche vago ricordo di me bambina che sentiva i discorsi relativi a questo disastro, capendone solo una minima parte, ma percependo il senso del pericolo.
PERSONAGGI: Naturalmente sono i vari protagonisti intervistati dall’autrice che compongono un mosaico sfaccettato. Si va dai soldati richiamati, i liquidatori, gli abitanti costretti ad abbandonare tutte le loro case, ma anche scienziati e tecnici consapevoli e inascoltati. E poi i bambini…
STILE: La formula narrativa più volte usata dalla Aleksievic è quella del romanzo-testimonianza. Più voci si sommano per darci il quadro di una vicenda, attraverso diversi punti di vista. Questa modalità, per me la prima con la quale leggo un libro di non-fiction non mi è stata del tutto congeniale. Non so se ciascuna di queste voci fossero tutte strettamente necessarie, a tratti mi ha dato la sensazione di essere ripetitivo e che nulla aggiungesse alla drammaticità e crudezza dei fatti narrati.

domenica 26 aprile 2020

SUSANNA CARR: Audaci strategie


È da una vita che Katie ama Ryder Scott, ma per lui si tratta solo dell’innocente sorellina del suo migliore amico. Da tempo la festa di Capodanno rappresenta un’ottima occasione per cambiare le cose e, questa volta dovrà essere quella buona per trascinare Ryder in una storia bollente: ora che Katie si sente donna, Ha deciso di dimostrargli di essere sexy, disinibita e trasgressiva proprio come piace a lui. E per Ryder sarà sempre più difficile resistere alla tentazione. Peccato però che molto presto lui debba trasferirsi, e per sempre. Così a Katie restano solo sei giorni per convincerlo di essere la donna giusta per lui, farlo entrare nel suo letto e… tenercelo.

domenica 19 aprile 2020

SIMONETTA AGNELLO HORNBY: La monaca


Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo don Peppino Padellani di Opiri fervono i preparativi per la festa dell’Assunzione della Vergine. Agata – tredicenne figlia del maresciallo – è innamorata del ricco Giacomo Lepre, ma, benché ricambiata, è costretta a rinunciare al suo amore: la nobiltà della famiglia non basta a compensare il dissesto economico. Alla morte del maresciallo, la madre la porta con sé a Napoli e la forza a entrare in convento. Nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita si intrecciano amori, odi, rancori, gelosie, passioni illecite e vendette. Eppure Agata, dopo lo scoramento iniziale, si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe medicinali, impara a fare il pane e i dolci e, confortata dalla rigida scansione della giornata monastica, legge i libri che il giovane capitano James Garson (incontrato sul piroscafo che l’ha condotta a Napoli) le manda con regolarità. Agata ha accettato la vita del chiostro, ma il desiderio di vivere nel mondo non l’ha abbandonata ed è incuriosita delle sorti dei movimenti che aspirano all’Unità d’Italia. La contraddizione si fa sempre più netta, anche se i sentimenti verso Giacomo cominciano a sbiadire e cresce l’attrazione nei confronti di James, presenza costante – benché sottotraccia – nella sua vita. Quando più si inasprisce il conflitto interiore, tanto più il futuro si colpa di orizzonte e di speranza. Sorella mediterranea delle eroine di Jane Austen, che infatti legge appassionatamente, l’Agata di Simonetta Agnello Hornby porta con sé una forza spirituale nuova, modernissima. Una forza, una determinazione – di giovane donna fedele a se stessa e ai propri sentimenti – da leggere a partire dal nostro tempo per arrivare al suo.
Questo libro è un grande boh!
La trama, seppur abbastanza già sentita, poteva avere dei buoni spunti che, a mio avviso, sono stati sviluppati in maniera piuttosto sommaria. Il contenuto ben si prestava ad avere uno sviluppo da grande romanzo storico, invece alcuni spunti sono stati solo accennati (ad esempio, per quanto riguarda i moti risorgimentali). Questo, però, non avviene per dare maggiore spazio allo sviluppo dei personaggi. La sensazione è quella di aver messo, inutilmente, molta carne al fuoco.
Alcuni personaggi sono ritratti in maniera tradizionale: la nobiltà siciliana cieca, ostentatrice e sprecona; la nuova generazione borghese illuminata… Anche in questo caso, tutto molto abbozzato. Agata non ha un comportamento ben definito e chiaro, oscilla tra varie scelte senza che se ne capisca il motivo. I suoi comprimari sono del tutto anonimi.
Stile piacevole, secondo me meglio riuscito nelle parti descrittive, un po’ troppo didascalico in quelle di ricostruzione storica. Ho apprezzato la descrizione di usi e costumi del tempo. Non amo, in questa autrice, l’introduzione casuale e immotivata di parole siciliane non amalgamate al resto del lessico.