sabato 26 marzo 2022

BANANA YOSHIMOTO: High & Dry. Primo amore


 

Yuko è in grado di vedere cose che gli altri non vedono, e di indovinare i desideri e i pensieri di chi le sta intorno grazie a una sensibilità fuori dal comune. Compiuti quattordici anni, tutto sembra assumere sfumature misteriose, e il mondo si popola di bizzarre creature. Yuko sta imparando ad assegnare un colore a ogni stato d’animo e ad ogni emozione; a insegnarglielo è Kiu, il suo maestro di disegno, che ha il doppio dei suoi anni. Quando da fusto di una pianta fuoriescono degli strani animi verdi, loro sono gli unici a vederli. Nello stesso istante, Yuko assapora l’incanto sottile del primo amore. Sospesa tra realtà e immaginazione, un’adolescente va incontro alla vita accompagnata dagli affetti più cari, e scopre, giorno dopo giorno, i turbamenti del cuore, la tenerezza dei sentimenti e la difficoltà di diventare grande.

Banana Yoshimoto è un’autrice giapponese che ha avuto grande successo in Italia a partire dagli anni ’90. Al tempo avevo letto alcuni suoi libri e la ricordo anche con una certa tenerezza. Un po’ di tempo fa ho scelto di comprare questo libro per riprendere il contatto con l’autrice.

Il libro, sempre molto esile, come è tipico di questa autrice, ruota attorno alle due figure di Yuko e di Kiu, legati da un amore molto particolare.

Yuko è una ragazzina di quattordici anni. Ha una famiglia molto particolare, il padre abita ormai negli Stati Uniti, la madre ha dei comportamenti che fanno pensare a una forma di depressione. Lei trova una valvola di sfogo in un corso di disegno. Qui incontra Kiu che ha il doppio della sua età ed è il suo maestro di disegno. Un giorno vivono un momento di estremo legame e da quel momento la loro vita si intreccia.

Al di là del fatto che la storia sembra essere una storia d’amore, io non la vedo del tutto così; non è, secondo me, neanche un romanzo di formazione in senso stretto. Il forte legame che si instaura tra i due personaggi dipende essenzialmente dal fatto che i due hanno subito più o meno lo stesso tipo di perdita/distacco. Così come nella sua infanzia Kiu aveva temuto di aver perso sua madre che aveva abbandonato la loro casa, allo stesso modo Yuko si sente abbandonata dal padre. In qualche modo il loro legame serve a loro a capire che il legame affettivo con i genitori non verrà mai spezzato, nonostante i casi della vita.

Lo stile di Banana Yoshimoto è sempre caratterizzato da un’attenzione per i particolari, per elementi minimi dell’esistenza, piccoli episodi che assumono nel corso della storia un significato simbolico. La trama è molto esile e anche abbastanza frammentata e concentrata su episodi minimi dell’esistenza dei protagonisti. È presente, in misura molto limitata, l’elemento magico che serve a creare un interconnessione profonda tra i protagonisti.

Qualche anno fa Banana Yoshimoto mi entusiasmava decisamente di più. Questo libro, invece, non mi ha particolarmente colpita. Io l’ho letto, anche con l’idea di poterlo consigliare alla lettura di un pubblico giovane, ma in realtà non me la sentirei di consigliarlo. Al di là della discutibile unione tra l’uomo adulto e la ragazzina, mi è piaciuto il tema delle conseguenze del distacco dal genitore, Kiu avrebbe un certo complesso di Edipo da superare, così come Yuko rischia di averne uno di Elettra da affrontare. Sicuramente questo libro offre un percorso di evoluzione per un adolescente, ma lo fa anche con uno stile così frammentato ed enigmatico che non so se un pubblico giovane potrebbe seguirlo adeguatamente ed apprezzarlo.

sabato 19 marzo 2022

RICHARD YATES: Una buona scuola


 

In un’America alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, un romanzo crepuscolare sull’amore, la giovinezza, la crescita. Un collegio maschile del New England è il teatro delle avventure di William Grove – alter ego dell’autore – che cerca un riscatto dai soprusi dei coetanei affermandosi come reporter del giornalino scolastico; di Jack Draper, professore alcolizzato alle prese con i ripetuti tradimenti della moglie; e di Edith Stone, la figlia del preside, che si innamora del ragazzo più popolare della scuola. Le vite degli studenti e degli insegnanti si intrecciano in una tela imprevedibile, le cui maglie si infittiscono via via che si avvicina l’ombra della chiamata alle armi. Originariamente pubblicato nel 1978, Una buona scuola mostra uno Yates che nel confronto con i temi dell’adolescenza trova la sua voce più nostalgica e, forse più vera.

Richard Yates è un grande classico della letteratura, purtroppo per tanti anni trascurato. In seguito al grande successo del film Revolutionary Road di Sam Mendes, la sua opera è stata riscoperta. Io ho letto per il momento solo questo suo libro, ma intendo recuperare al più presto anche gli altri.

All’interno di questa scuola, privata, molto particolare, si riunisce un gruppo di giovani. Noi seguiamo il ciclo di studi di William Grove, ma l’autore tratteggia un gruppo molto vasto di personaggi, ognuno dei quali perfettamente caratterizzato. Questo mondo collegiale, che a primo impatto mi aveva ricordato la scuola de L’attimo fuggente è caratterizzato da rapporti a volte ambigui, contrastanti, violenti. William arriva nella scuola e, all’apparenza, è un ragazzo piuttosto trasandato, vittima di scherzi, anche piuttosto forti, da parte dei compagni. Pian piano, attraverso il lavoro nel giornale della scuola e attraverso la scrittura acquista il suo posto, il suo prestigio all’interno della scuola. Accanto al gruppo degli studenti, c’è la cerchia dei professori: sono dei reietti, uomini che soffrono, spesso con rapporti famigliari molto complicati. I proff Driscoll e Droper hanno sulle spalle un vissuto pesante e anche la frustrazione di essere poco appagati dal loro lavoro. Gli adulti riprendono quei temi delle aspirazioni fallite e del malessere della vita che non è esattamente quello che ci si aspettava.

Il tema che, dal mio punto di vista, domina in questo libro è il percorso di crescita che questi giovani compiono, pur frequentando una scuola “strana”. Anche se a volte sono costretti a sopportare scherzi di cattivo gusto, se non addirittura soprusi o atti di bullismo; anche se a volte i compagni non sono quelli che ci si aspettava di avere accanto per affrontare quegli anni; anche se l’esperienza della formazione scolastica è sempre un impegno complesso; anche se questi ragazzi sono circondati da una tragedia, come la guerra, e molti di loro dopo il diploma dovranno arruolarsi, questi anni alla Dorset School saranno indimenticabili. E le lacrime del prof Driscoll alla fine del libro ci ricorda come un insegnante senza i suoi studenti non è nessuno.

Che dire dello stile di Yates? Non mi sento proprio all’altezza di giudicarlo. È estremamente realista. La sua caratterizzazione dei personaggi e i suoi dialoghi sembrano fatti apposta per essere trasformati in immagini e in trasposizioni cinematografiche. Apparentemente non fa altro che raccontare la quotidianità della scuola, nulla di particolare, ma lo sa fare, facendo immergere il lettore nella sua realtà.

Penso che le mie precedenti parole siano chiare circa il fatto che questo libro mi sia piaciuto. È stata una lettura dall’atmosfera completamente diversa dal mio solito. Ho veramente apprezzato questo racconto corale, vivido, forte, d’impatto.

sabato 12 marzo 2022

MATTEO STRUKUL: I Medici. Un uomo al potere


 

Firenze, 1469 Lorenzo de Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donne di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, divisa fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno.

Secondo volume della saga che Matteo Strukul ha dedicato alla storia dei medici e che tanto successo ha avuto in tutto il mondo. Io non posso dire di aver particolarmente apprezzato i primi due volume.

Come si può facilmente intuire dal sottotitolo, protagonista di questo romanzo è un giovane Lorenzo il Magnifico che dovrà rinsaldare il suo potere sulla città di Firenze, a fronte di una forte opposizione. La sua vita privata è segnata da un amore impossibile per Lucrezia Donati e un matrimonio obbligato con Clarice Donati. Lorenzo manifesta già i suoi interessi artistici e filosofici che, in parte, lasciano perplessi i suoi concittadini e danno il destro  ai suoi nemici per attaccarlo. In particolare la sua amicizia con il chiacchierato Leonardo Da Vinci gli può causare non pochi problemi. Sullo sfondo si organizza la congiura dei Pazzi, quindi tra le pagine di questo romanzo troviamo anche Francesco de’ Pazzi e Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV. Nessuno di questi personaggi è abbastanza caratterizzato, nessuno di loro rivive davvero tra queste pagine. Io non ho assolutamente percepito la solitudine, i dubbi di Lorenzo; non ho percepito l’amicizia che lo legava a Leonardo; non ho trovato la disperazione dell’amore proibito.

Non apprezzo lo stile di questo autore (purtroppo ho comprato tutti i libri di questa saga e, a questo punto, mi sento obbligata a leggerli). Trovo che, per quanto affermi di avere come modello Dumas o, tra gli autori più recenti, Vassalli ed Eco, le sue opere non abbiano quella profondità, quella precisa ricostruzione del passato in tutti i suoi aspetti, quella caratterizzazione precisa e vivida dei personaggi. Lo trovo, invece, estremamente banale nella costruzione della trama, eccessivamente dedito alle scene di sesso, prive di giustificazione, per dare al lettore medio quel pizzico di brivido che si aspetta. Trovo, infine, del tutto inutili quelle sequenze didascaliche in cui vuole spiegare al suo lettore cosa sia stato il Rinascimento italiano. Non metto in dubbio che Strukul abbia condotto degli studi approfonditi per scrivere i suoi libri, ma il risultato non è adeguato allo sforzo.