domenica 7 giugno 2020

MARGARET ATWOOD: Il Canto di Penelope

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passa veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio  e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

Trama:  una splendida rilettura della storia raccontata all’interno dell’Odissea  e di un patrimonio di miti collegato ai suoi personaggi. Margaret Atwood ha voluto dare voce a quante nel mito parlano poco o sono costrette a dire quanto gli uomini concedono loro di dire. Partendo da uno spunto per lei, evidentemente, molto significativo, la morte delle dodici ancelle ritenute complici dei Proci, Atwood costruisce la versione di Penelope, che dà una rilettura parzialmente diversa da quella che, tradizionalmente, ci tramandano i poemi omerici. L’autrice non va assolutamente a snaturare quanto Omero ci ha raccontato.

PersonaggiCerto, la Penelope che ritroviamo qui è molto diversa da quella dei poemi omerici. Non è la donna intelligente, paziente, la giusta compagna di Odisseo, ma di cui tutti ci siamo chiesti “ma come ha fatto a sopportare di riprendersi un marito che l’aveva ripetutamente tradita?” (a parte, naturalmente, ricondurre la sua vicenda agli usi tipici di quel contesto storico in cui il tradimento maschile era ampiamente accettato). Qui abbiamo una Penelope moderna, arrabbiata, indignata ma anche profondamente innamorata e piena di sensi di colpa, magari perché non è stata proprio quella donna che ha pazientemente atteso il ritorno del marito. Attorno a lei si muovono le dodici ancelle uccise che costituiscono il coro che, amaramente, ma anche sarcasticamente, commenta l’azione.

Stile: Non ho letto altro di Margaret Atwood, anche se so che è un’autrice unanimemente  esaltata e non vedo l’ora di leggere qualcos’altro di lei. La mia impressione  su questo testo è stata quella di uno stile modernamente classico, cioè che va a riecheggiare la solennità dei tragici greci, ma poi tutto questo è mescolato con fulminanti riferimenti alla modernità, o un commento sarcastico, una battuta che crea quasi un senso di straniamento. Una bella lettura!

 

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