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AUDREY NIFFENEGGER: Un'inquietante simmetria

Morta prematuramente all’età di quarantaquattro anni, Elspeth Noblin lascia la sua dimora londinese in eredità alle nipoti gemelle, Julia e Valentina. Le ragazze, cresciute negli Stati Uniti e legate da un intenso anche se combattuto attaccamento reciproco, non hanno mai conosciuto la zia: sanno solo che anche lei e la loro madre erano sorelle gemelle. Libere da impegni di studio e di lavoro, decidono di trasferirsi nell’appartamento di Elspeth, che confina con il cimitero di Highgate, autentico monumento a cielo aperto della Londra vittoriana. Qui incontreranno gli altri abitanti del palazzo: Martin, brillante studioso affetto da una grave nevrosi che gli impedisce di uscire di casa; sua moglie Marjike, intrappolata dalla malattia del marito che la costringerà a prendere un’importante decisione; e Robert, lo sfuggente amante di Elspeth, impegnato nella stesura di un’imponente tesi di dottorato sulla storia del cimitero. A mano a mano che le ragazze si lasceranno coinvolgere nelle inquietanti esistenze dei nuovi vicini di casa, scopriranno che Highgate brulica di “strane” presenze, tra cui la stessa Elspeth, che non sembra intenzionata a lasciare la sua casa, né (forse) la vita terrena…
Avvolta in un’atmosfera spettrale, tra suggestioni gotiche ed echi dell’opera di Henry James e Charles Dickens, Un’inquietante simmetria è una perfetta storia di fantasmi del XXI secolo e al contempo una riflessione sull’amore e l’identità, sugli affetti segreti e la sorellanza; e sulla tenace, straordinaria intensità della vita, anche dopo la morte.
Come posso spiegare questo libro? È veramente difficile tentare di riassumerne la trama perché è un misto di incredibile, di contorto dalla quale è difficile districarsi.
Si parte con la morte di una donna che lascia il suo compagno, Robert, totalmente annichilito dal dolore. Nel suo testamento Elspeth lascia la propria casa, vicina al cimitero di Highgate (Londra) alle due nipoti gemelle che vivono negli Stati Uniti e che non l’hanno mai conosciuta. Si scopre, così, che Elspeth è, a sua volta, gemella ma ha separato nettamente la propria vita da quella della sorella, ora però la sua presenza torna e non si capisce a cosa miri facendo questo dono alle nipoti.
Le ereditiere sono Julia e Valentina, due gemelle speculari (Valentina è l’esatta immagine speculare, organi interni inclusi, della sorella) da sempre vissute in simbiosi con una delle due, Julia in questo caso, a predominare sempre sull’altra. Il loro trasferimento a Londra le costringe a vivere da sole, e in questo modo la prepotenza e la prevaricazione, da parte di Julia, diventano più evidenti; e le pone in contatto con gli altri abitanti del palazzo, Robert naturalmente e il nevrotico Martin.
La vita londinese inizia a far sentire a Valentina, che la sorella chiama “Topolino” l’esigenza di affrancarsi dalla presenza della sorella, soprattutto dopo che tra lei e Robert nasce un tenero sentimento. La soluzione sembra delinearsi quando le gemelle scoprono nel loro appartamento il fantasma di Elspeth…
Ci sono molti elementi di questo libro ad essere inquietanti: oltre al rapporto troppo morboso, quasi malato, tra Julia e Valentina, c’è la continua presenza del tema della morte e lo strano fascino che il cimitero sembra esercitare su tutti i personaggi. Un altro elemento inquietante è sicuramente Martin con le sue ossessioni per l’igiene, per i numeri.
Il tradizionale tema del doppio è onnipresente e, addirittura, moltiplicato nelle due coppie gemellari. Esso porta con sé il tema  pirandelliano dell’identità e della perdita della stessa.
È un libro che non appartiene molto al mio genere preferito e ci sono alcuni aspetti di esso che continuano a sfuggirmi, oltre al fatto che il tema un po’ macabro mi ha, a tratti, messo addosso un po’ d’ansia. Non è un libro che mi ha particolarmente colpita o affascinata ma sono comunque contenta di averlo letto perché mi ha avvicinato a un genere (suspense-giallo-fantascientifico) a me del tutto nuovo.
 

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