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MARY JO PUTNEY: Le spine del desiderio

TITOLO: Le spine del desiderio
AUTRICE: Mary Jo Putney
TITOLO ORIGINALE: One Perfect Rose
USCITA ITALIANA: I Romanzi 772, luglio 2007
PARERE PERSONALE:Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us
DUE STRADE OPPOSTE, UN UNICO DESTINO
Stephen Kenyon, duca di Ashburton, ha sempre onorato i doveri imposti dal proprio rango. Ma quando scopre di essere gravemente malato, decide di abbandonare tutti e di partire in solitudine. Però, nell’istante stesso in cui incontra l’affascinante Rosalind, il suo cuore si infiamma. Potrà dichiararle il suo amore, pur nella consapevolezza che il suo tempo si sta approssimando alla fine? E Rosalind potrà cedere all’amore per l’uomo che ha sempre sognato, ma che forse non potrà mai essere davvero suo?
Era già dai tempi di Un marito provvisorio (uno dei miei DIK) che aspettavo la storia di Stephen Kenyon duca di Ashburton, fratello di Michael Kenyon, uno dei personaggi che ho amato di più. L’attesa è stata lunga ma non mi ha deluso: ancora una volta la Putney ha scritto una storia memorabile.
Stephen ha ereditato il gravoso impegno di duca alla morte del padre. Ha dedicato tutta la propria vita ai doveri ma quando gli viene diagnosticata una malattia incurabile e una prossima morte, decide di rompere temporaneamente con la sua vita e di dedicarsi solamente a se stesso. Parte per un viaggio senza una destinazione precisa, durante il quale si imbatte in una compagnia di attori costituita dalla famiglia Fitzgerald. Avendo salvato il figlio, Stephen, creduto un semplice gentiluomo di campagna, viene accolto nel gruppo e inizia a recitare per alcune sere, anche se in ruoli marginali. È per lui un’esperienza meravigliosa di libertà assoluta e spensieratezza, nonostante i malesseri dell’incalzante malattia.
All’interno della compagnia è soprattutto la figlia maggiore, Rosalind Jordan, ad attirare la sua attenzione. Tra i due c’è, infatti,  una sorprendente facilità di comunicazione, anche silenziosa, e una straordinaria chimica. La loro attrazione è così potente che Stephen, in barba a qualsiasi regola di autocontrollo che gli sia stata insegnata, le chiede d’impulso di sposarlo, pur comunicandole nel contempo la notizia della malattia.
Rosalind è incredula: Stephen sembra una persona così vitale… e poi è così generoso, com’è possibile che sia condannato a questo atroce destino? Ella vuole assolutamente accompagnarlo nell’ultimo periodo della sua vita. Quindi si sposano, si trasferiscono a Londra. Inizia quello che possiamo definire il calvario, ma nello stesso tempo il cammino di purificazione, di Stephen: nella sofferenza riesce a vedere quali sono le cose essenziali della vita e a collocarle nel giusto posto. Quello che gli preme soprattutto è appianare le divergenze della propria famiglia e ripristinare un buon rapporto con i fratelli. Deve cioè risanare quello che l’ingiusto comportamento del padre ha distrutto.
Poiché siamo in un romance, non manca il lieto fine e, chiaramente, Stephen si salva (non vi dico come).
Tra i personaggi giganteggia sicuramente Stephen: è un personaggio straordinario, sembra quasi messianico con questa capacità di gestire il dolore, la paura e quasi di consolare gli altri. Ha delle parole tenere per tutti e il suo modo di amare la moglie riscalda il cuore.
Rispetto a lui Rosalind è ben poca cosa e racchiude in sé elementi molto più ripetitivi: è un’orfana adottata e si scopre essere figlia di nobili francesi morti durante il Terrore, perde quindi l’anticonvenzionalità dell’attrice.
Lo stile è, chiaramente, drammatico, acuito, tra l’altro, dal lento countdown che segna l’approssimarsi della morte.
Un altro capolavoro della Putney!

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