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KATIE FFORDE: Lettere d'amore

A ventisei anni, Laura Horsley ha conosciuto la vita più attraverso i libri che non per esperienza diretta. Vive da sola in un piccolo appartamento di Bristol, tentando di arginare le preoccupazioni dei genitori, che vorrebbero tanto vederla “sistemata” e dedicando la maggior parte del tempo alla sua unica, grande passione: leggere. Laura legge tantissimo, legge di tutto, legge in ogni momento e in ogni luogo: al tavolo di cucina mentre fa colazione, sull’autobus mentre torna a casa, leggerebbe anche sotto la doccia! Legge persino al lavoro, e poiché fa la commessa nella piccola libreria del signor Henry, se lo può permettere. Ma non è più l’epoca dei minuscoli negozi in cui si comprano saggi e romanzi tra un consiglio competente e una tazza di tè, e così anche il vecchio Henry si trova costretto a chiudere. Cosa farà Laura adesso? Un’intraprendente agente letteraria che ha notato la sua cultura le offre la possibilità di un lavoro temporaneo: organizzare un festival letterario presso un’antica dimora nella campagna inglese. L’entusiasmo iniziale si trasforma in panico quando per una banale incomprensione il comitato organizzatore del festival crede che Laura conosca di persona nientemeno che il grande Dermot Flynn, lo scrittore irlandese che, dopo aver sconvolto il mondo letterario con due folgoranti romanzi scritti a poco più di vent’anni, si è ritirato in un villaggio irlandese senza dare più notizie. Certo che Laura lo conosce, sa a memoria ogni riga dei suoi libri, ci ha scritto la sua tesi, ma non lo ha mai incontrato! Ormai però è deciso: accompagnata dalla vulcanica cantante swing Monica, la timida Laura partirà alla volta dell’isola verde e convincerà Dermot a partecipare al festival. Solo che le cose non vanno esattamente come la ragazza si aspetta: perché di persona Demot è ancora più sexy e affascinante di quanto lei abbia mai osato sperare. Ma è anche lunatico e presuntuoso, oltre che un accanito dongiovanni deciso a far entrare Laura nel catalogo delle sue conquiste…
C’erano tutte le premesse per aspettarmi un libro straordinario: storie d’amore e libri, due degli argomenti che adoro di più. In più riponevo grandi aspettative perché so che quest’autrice è molto amata da un pubblico di fan fedeli. Invece è stata una lettura decisamente soporifera e insoddisfacente.
Della trama ha già svelato tutto il risvolto di copertina: c’è una giovane impiegata di una piccola libreria indipendente che sta per perdere il suo lavoro a causa della chiusura della libreria arresasi davanti alle grandi catene (primo argomento a me molto caro: dove sono le belle librerie di una volta e i librai competenti di una volta?). La sorte  vuole che venga subito ingaggiata per far parte del comitato organizzatore di un nuovo festival letterario che si terrà in un’antica casa di campagna. Alla prima riunione le viene subito affidato l’incarico più difficile: convincere il “più importante scrittore irlandese vivente” a parteciparvi, altrimenti lo sponsor non caccia i soldi. Il fenomeno in questione è Dermot Flynn che, dopo due libri scritti in gioventù, si è ritirato in un’isoletta irlandese e non partecipa a nessun evento pubblico di rilievo. Qui, insieme alla neo amica Monica, Laura va a proporgli la partecipazione al festival di Somerby.
Da subito Dermot sembra interessato ben ad altro e lei, che vive da anni nell’adorazione delle sue opere e della sua persona, ci fa un pensierino… Non capisco per quale strano motivo ma Dermot è da subito interessato a Laura e inizia tra i due un tira e molla fatto di collaborazioni e discussioni animate. Il libro vorrebbe mostrare come Laura, che viveva da reclusa, schermandosi dietro i suoi libri, senza avere il coraggio del rischio, grazie a questo festival si sia appropriata della propria vita, sia uscita da bozzolo e abbia conosciuto anche l’amore. Peccato che tutto ciò sia scritto in modo noioso, privo di quell’humour che mi aspettato (alla Kinsella per intenderci) e con personaggi davvero odiosi.
Laura è letteralmente una paranoica, se lo dice lei stessa, tutto il mondo, secondo lei, starebbe lì a vedere e giudicare le sue gaffe. Salta a delle conclusioni affrettate, spesso senza motivo. A volte è un vero e proprio zerbino, rispetto a Dermot.
Dermot, “il più grande scrittore irlandese vivente”, quello che tutti aspettano e per cui tutti si muovono è proprio un protagonista maschile anonimo. A volte è davvero odioso, si aspetta che tutti siano ai suoi ordini, ai suoi voleri. Altre volte è poco elegante nelle sue espressioni, considerando che dovrebbe essere una specie di Shakespeare dei nostri giorni. Si riscatta verso la fine con una dichiarazione d’amore quasi romantica.
Ecco quello che manca a questo libro, il romanticismo, la storia e le lettere d’amore, come giustamente evidenziato da Grazia di Tutteleletture, sono totalmente assenti.
 

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