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ALEX WITCHEL: Io per tre

"Quella mattina dell'Aprile 1988, il mio orizzonte era ancora limpido. Avevo ventisei anni e il mio futuro era scritto a caratteri d'oro. Avrei sposato Bucky Ross, il ragazzo con cui ero andata al ballo della scuola, l'amore della mia vita... Ecco invece come andò..." Tutto va alla grande per Sandra Berlin: vive nella rutilante Manhattan di fine anni Ottanta, lavora per l'ultrachic rivista di moda "Jolie!" e sta per sposare Buck, il fidanzato storico, un giovane yuppie in carriera, erede di una facoltosa famiglia della New York bene. Ed è grazie a lui che Sandra è sicura di coronare il sogno della sua vita: scrivere favole per bambini in un'elegante villa di campagna, attorniata da uno stuolo di figli biondi e ben educati e da tante amiche con cui prendere il tè al Country Club, mentre il suo principe azzurro farà fruttare titoli e azioni a Wall Street. La data delle nozze è fissata, Sandra sfoggia al dito un magnifico solitario. Ma, durante un party al Metropolitan Museum, si "scontra" con una bionda mozzafiato dalle gambe chilometriche che si presenta come la seconda fidanzata di Buck. Annientata, Sandra è costretta a guardare in faccia la realtà: non potrà mai scrivere la fatidica frase "e vissero felici e contenti" al termine della fiaba che la vedeva protagonista. Con il cuore spezzato - cui si aggiunge un'incontenibile rabbia per il tradimento di colui che aveva sempre creduto essere l'uomo perfetto - ora deve pensare a rimettere insieme i cocci. Grazie al cielo c'è Paul, giovane, bello, ricco e...gay: l'unico uomo di cui Sandra riesca a fidarsi. è Paul che la sprona ad aprirsi a nuovi orizzonti, a non fossilizzarsi nel dolore, a gioire delle piccole cose che danno sapore a una giornata uggiosa, e a non vedere nemici in tutti gli esseri di sesso maschile. Ma anche Paul ha i suoi scheletri nell'armadio, e ben presto Sandra è costretta a camminare senza "stampelle", cercando di capire che cosa non ha funzionato nella propria vita ma soprattutto che cosa vuole per il proprio futuro. Sullo sfondo di una New York psichedelica e ruggente, Alex Witchel dipinge il ritratto di una donna tanto simpatica quanto scombinata, che con ironia e intelligenza indaga sul divario che esiste tra l'ideale del sogno e la realtà della vita, tra chi si è veramente rispetto a chi si vorrebbe essere, arrivando, alla fine, a scoprire che l'amore riserva sempre e comunque sorprese inaspettate. IO PER TRE è un romanzo comico e tenero, intenso e pungente, di cui Gwyneth Paltrow si è affrettata ad acquistare i diritti cinematografici, con l'intenzione di farne la versione anni Ottanta e Made in USA de IL DIARIO DI BRIDGET JONES
La quarta di copertina parlava di una Bridget Jones americana degli anni Ottanta, ma nulla di questa storia possiede minimamente la verve e l'incisività delle avventure della più pazza giornalista inglese. Lo spunto, forse, può sembrare simile: le considerazioni di una single, suo malgrado, costretta dagli eventi a rinunciare al sogno del Principe Azzurro per poi ritrovare il suo lieto fine accanto a una figura meno magnetica ma più rassicurante. Credo che la morale della storia sia quella di non cercare e aspettarsi sempre il "e vissero felici e contenti" ma accettare gli strani percorsi della vita e sapersi anche costruire da soli la propria direzione.
Visto così potrebbe sembrare anche un libro interessante da leggere, in realtà a me è sembrato un libro uguale a tanti altri: ancora una volta una giovane donna in carriera, ancora una volta un lavoro per un giornale femminile, ancora una volta perde il fidanzato bello, ricco e brillante ma riacquista la felicità accanto all'intellettuale di turno meno bello ma più solido. Ma quanti ne abbiamo già letti con questa stessa trama?
Forse l'unico tocco degno di considerazione è la storia di Paul Romano, giovane amico gay della protagonista, malato di AIDS. Ben inserito in una storia ambientata negli anni Ottanta quando questa malattia cominciò a dilagare, ma veniva ancora considerata come la malattia degli omosessuali, cosa che poi si è rivelata inesatta.
Non credo di desiderare leggere altro di questa autrice; non so neanche se abbia scritto altro

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