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ALESSANDRO PIPERNO: Con le peggiori intenzioni

Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni
L’epopea dei Sonnino, ricca famiglia di ebrei romani, dai tempi eroici dello sfrenato nonno Bepy ai giorni assai meno grandiosi dello sgangherato nipote Daniel. Le avventure, gli amori, le ossessioni e i tradimenti degli eroi vitalisti degli anni Sessanta e dei loro rampolli dorati e imbelli, delle famiglie antiche e dei parvenu, dei fortunati e dei falliti si succedono di festa in festa, di scandalo in scandalo, in un romanzo spettacolare in cui Piperno ha scolpito le figure indelebili dell’ascesa e caduta di un mondo finora esplorato. Un esordio letterario, vera rivelazione dello scorso anno, felice e inaspettato, un talento freschissimo capace di evocare le voci di Philip Roth, di Saul Bellow e della grande tradizione ebraica.
La rivelazione letteraria del 2005, così recita la copertina di questo romanzo. Ho avuto modo di ascoltare varie interviste all’autore e vari elogi alla novità di questo libro. Tanto che ho deciso, ad un certo punto e approfittando dell’ed. economica, di comprarlo. Come al solito, il volume ha riposato un po’ (circa un anno) sul mio scaffale per poi affrontarlo.
Indubbiamente non è una lettura semplice: è un flusso (più o meno di coscienza di joyciana memoria) di parole, di situazioni, di episodi. Gli episodi raccontati dal trentenne protagonista Daniel Sonnino, sono racchiusi uno dentro l’altro come un grande gioco di scatole. E così quando Daniel inizia a ricordare qualcosa ecco che una folla di personaggi e di situazioni gli balzano in mente e urgono di essere raccontate, analizzate, psicanalizzate dalla mente consapevole di un trentenne che ha ormai preso le distanze dall’adolescenza.
È proprio questo il periodo che Daniel analizza in maniera particolare: un arco di cinque anni che va dalla morte del nonno Bepy, ebreo sopravvissuto, vitalista, erotomane, imbroglione, spendaccione, scialacquatore di fortune; al compleanno di Gaia, il primo grande incorrisposto amore di Daniel.
In questo arco di tempo Daniel analizza l’ambiente ebraico, alto borghese in cui è cresciuto, con tutte le sue tradizioni e contraddizioni, manie, innovazioni. In questo ambiente sfavillante, ricco, pieno di iniziative, Daniel sembra un giovane totalmente alienato (da ricordare che è figlio di un matrimonio tra un ebreo e una cattolica e quindi, come lui stesso dice, è un gentile per gli ebrei e un ebreo per i cattolici, e non sa quale sia il suo vero posto), una nuova figura di inetto quasi alla Zeno Cosini, un personaggio un po’ alla Woody Allen, con tutte le sue manie e le sue tare mentali.
Cosa dire ancora? Mi sono compiaciuta molto, soprattutto nel leggere di un tentativo di fare dell’umorismo, con rispetto, della cultura ebraica, di demistificare (non negare!) la millenaria vicenda della convivenza difficile tra ebrei e cattolici. Questo libro fa vedere anche il lato più umano di questo popolo, quello vendicativo. E, ripeto, per la prima volta c’è anche un tentativo di sorridere sulle tante piccolezze e maniacali esigenze della vita quotidiana  

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