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STEPHANIE LAURENS: Regole di un buon matrimonio

Dopo una festa di nozze, che lo ha fatto sentire vecchio e solo, all’età di trentaquattro anni Lord Philip Marlowe capisce che è arrivato il momento di cercarsi una moglie. Di ritorno nella sua residenza di campagna, l’affascinante barone ha la sorpresa di trovarvi Miss Atonia, nipote della matrigna, che da bimbetta acerba e scapestrata si è trasformata in un’incantevole fanciulla. Quale candidata migliore, allora, per celebrare un matrimonio conveniente? La matrigna e la stessa Atonia, all’insaputa l’una dell’altra, hanno però elaborato lo stesso piano, creando così una rete d’intrighi e malintesi da cui non sarà per nulla facile districarsi.
Ma che Stephanie Laurens è questa? È la stessa che ha ideato la megasaga dei Cynster con racconti intriganti, movimentati e con eroi brillanti e irresistibili? Se è sempre lei, qui rivela una nuova, inaspettata personalità sicuramente più tranquilla ma molto noiosa.
Regole per un buon matrimonio è ambientato nel periodo Regency, è collegato ad altri racconti che io non ho letto (sempre pubblicati da Harmony History) ed è un racconto del tutto privo di senso (sempre, secondo me).
Da dove iniziare? I protagonisti sono Philip August Marlowe, barone di Ruthven e Antonia Mannering. Si conoscono da bambini ed entrambi sono arrivati ad un’età in cui reputano il matrimonio inevitabile ed auspicabile. Grazie alle manovre di Henrietta, matrigna di lui e zia di lei, i due si riavvicinano e capiscono che devono stare insieme. MA, ritardano il fidanzamento ufficiale perché lei deve passare almeno una stagione a Londra. Così la parte centrale del libro passa da un divertimento all’altro, da un ballo all’altro, da una lezione di equitazione ad una di danza. E il fidanzamento viene rimandato al loro ritorno in campagna con una motivazione, che più stupida non si può: Antonia ritiene che: “Se sapessero che siamo fidanzati tutti gli occhi sarebbero su di me e mi renderebbero le cose ancora più difficili.” Ma la permanenza a Londra mette alla prova la costanza dei due. Antonia vede, Philip insidiato da altre donne e non sopporta di essere legata a un uomo che non la ama. Certo, nel momento in cui cerca di rompere il fidanzamento avanza delle motivazioni assurde e, soprattutto, ha delle pretese assurde che, a suo avviso, impedirebbero il loro matrimonio: che vuole un marito che la ami ma, soprattutto, che non deve avere un amante, che non deve danzare il valzer con un’altra donna e poi dice che la cosa più importante è che non dovrà mai restare solo con un’altra donna. Alcune motivazioni sono plausibili, altre francamente, sono prive di senso.
Nel periodo della giostra di ricevimenti londinese, la vicenda dei protagonisti si intreccia con quella di alcuni giovani amici dall’amore contrastato e questa trama secondaria tende a prendere il sopravvento sull’altra fino a farci quasi dimenticare chi siano i protagonisti.
Un libro veramente brutto, privo di emozioni (1 CUORE)

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