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ORNELLA ALBANESE: Il filo di Arianna

CHI PAGHERA’ IL PREZZO DELL’AMORE?
Per risanare le finanze di famiglia, il duca Salvemini di Poggioalto vuole dare in sposa la figlia Arianna a Ottavio Pambieri, figlio di un ricco commerciante. Tra i due giovani non c’è intesa, ma quando Arianna si trova in gravi difficoltà economiche, Ottavio non esita a sposarla, pur giurando di non sfiorarla neanche con un dito. La vita insieme fa però nascere un’ardente passione, fino a quando sconcertanti rivelazioni che riguardano il passato mettono in pericolo la vita di Ottavio e la serenità del matrimonio…
L’Ottocento è da sempre stato definito il secolo della borghesia in ascesa. Questa classe sociale, grazie alla sua intraprendenza in campo affaristico, scalza la nobiltà dalla sua posizione di privilegio. I nobili, sempre più indebitati a causa della loro condotta poco accorta, sono costretti a “mescolarsi” con i vili borghesi per poter sopravvivere, certo contaminando i loro quattro quarti di sangue blu. Questo è il tema di tanta letteratura otto-novecentesca. In Italia il caso più pregevole è quello de Il Gattopardo del mio conterraneo Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Nel suo piccolo, la Albanese riprende una storia di questo tipo. Non esistono coordinate spazio-temporali: ci troviamo in qualsiasi campagna italiana in un qualsiasi anno dell’Ottocento (si presume). L’aristocratica famiglia dei Salvemini di Poggioalto è fortemente indebitata e per potersi salvare dalla miseria deve far sposare la figlia maggiore Arianna al figlio di un avido mercante arricchitosi, Ottavio Pambieri.
Le prime, lunghe 68 pagine vengono dedicate alla descrizione della festa di compleanno di Arianna durante la quale conosce Ottavio che viene selvaggiamente picchiato dai giovani rampolli dell’aristocrazia presente solo per il fatto di aver osato sollevare lo sguardo su Arianna e per aver affascinato le altre giovani donne. Poi l’azione si sposta di tre anni. Ora, Arianna è costretta a sposare il prima possibile Ottavio per assicurare alla propria famiglia un tetto sulla testa. Immediatamente odia il marito ma poi, con una quotidiana, turbolenta convivenza pare iniziare l’attrazione tra i due. Io non me ne sono accorta tanto: a me è sembrato piuttosto che nell’arco di poche pagine Arianna passi da una caparbia antipatia per il marito (seppure inframmezzata da una blanda attrazione fisica) a professarsi improvvisamente innamorata pazza di lui in maniera un po’ troppo immediata.
Il filo di Arianna del titolo, ambiziosi riferimento a uno dei più celebri miti classici, dovrebbe riferirsi al filo d’oro che la protagonista ambisce avere per potersi addentrare nei misteriosi meandri del cuore di Ottavio, il quale, giustamente, mantiene un atteggiamento piuttosto diffidente nei confronti dei nobili che tanto lo hanno maltrattato. Comunque ama Arianna che è la sua unica debolezza… Per questo accetta di sposarla, non per ambizione, nonostante il disprezzo di lei, anche se, fortunatamente, poi non si lascia calpestare dalla moglie e sa tenerle testa.
Insomma un libro leggibile, scorrevole, abbastanza piacevole, senza infamia né lode: un buon lavoretto.(2 CUORI)

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