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MICHELLE STYLES: Il gladiatore

Antica Roma, 65 a.C.
Sopravvissuto a parecchi feroci combattimenti nell'arena, Gaio Gracco Valente accende le fantasie erotiche di moltissime donne. Ma, essendo un gladiatore, è escluso a priori dai circoli più raffinati della società romana, e Giulia Antonia, nobile patrizia, sa bene che una fanciulla di buona famiglia non dovrebbe avere alcun contatto con un uomo che è poco più di unos chiavo. Eppure il fascino pericoloso che Valente esercita su di lei l'attrae come una calamita.
Figlio di un nobile patrizio, Valente è stato catturato dai pirati e ridotto in schiavitù, e l'incontro con la dolce Giulia non fa che risvegliare in lui i ricordi di un passato ormai lontano e acuire il suo desiderio di riscatto. Ma l'unico modo per coronare quel tenero sognmo d'amore e riconquistare l'onore e la libertà è combattere fino all'ultimo sangue nell'arena... E vincere!
Non posso dire che sia stata una fatica leggere questo libro, visto che non era molto lungo e troppo impegnativo. Per la prima volta affrontavo un romance ambientato nel mondo antico, e più precisamente, nella Roma del I secolo d.C. Per me questo è un periodo abbastanza noto e, devo dire, che la Styles lo ha ricostruito anche con una notevole precisione ed ha anche sottolineato la fama e l’attrattiva esercitata dai gladiatori, come il protagonista Valente il Trace. Quello che mi ha lasciato perplessa è che se avessi voluto un romanzo solo con una buona ricostruzione storica, avrei letto qualcuna delle pubblicazioni di Valerio Massimo Manfredi. Quello che realmente volevo, cioè una bella storia d’amore, manca del tutto. Ci sono i due protagonisti, immediatamente attratti l’uno dall’altra, con alle spalle esperienze infelici. Valente è un patrizio caduto nell’imboscata di pirati che lo hanno venduto come schiavo. Per anni ha esercitato il mestiere di gladiatore ed ora è arrivato a Roma, dove spero di riacquistare la libertà e presentarsi al padre, che lui ritiene si sia disinteressato della sua sorte. A prescindere dal rapporto conflittuale con il padre, perché non si presenta immediatamente da lui per riacquistare la sua libertà piuttosto che affidare la sua sorte a un combattimento? E come mai lui, ex tribuno, non viene riconosciuto da nessuno a Roma? In fondo sono passati solo cinque anni dalla sua scomparsa. Ma soprattutto è il suo rapporto con Giulia Atonia che non è per niente esaltante né appassionante. Non c’è chimica, passione. È tutto molto formale, si baciano pochissimo… Questa autrice è poco esperta e questo è uno dei suoi primi libri, magari sconta l’handicap di non avere molta esperienza nel costruire la storia. O forse è anche l’ambientazione che l’ha penalizzata: ha curato troppo l’accuratezza a discapito dei sentimenti in certi punti risulta fin troppo didascalica, quasi come se si proponesse di fare un saggio sulla vita quotidiana della Roma antica (1 CUORE)

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