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HELEN FIELDING: Olivia Joules dall'immaginazione iperattiva

Una nuova eroina per il XXI secolo: olivia Joules, nata dall’infallibile penna di Helen Fielding. Anche lei, come Bridget Jones, ha una particolare propensione a combinare disastri, ma se Bridget si limita a cucinare una minestra blu, Olivia perde un orecchino “satellitare” del valore di svariati milioni di dollari… Bridget Jones, addio! La giornalista Olivia Joules è tutto ciò che Bridget non è: bella, sexy, atletica, sicura di sé, impavida.
O. J. e B. J. hanno solo tre cose in comune: la simpatia, le sigarette e la tendenza a esagerare. La fervida fantasia di Olivia l’ha cacciata nei guai più di una volta, al punto che il direttore del giornale per cui lavora – stanco delle sue fantasticherie – la spedisce a Miami per un banalissimo servizio di moda, certo che almeno in quell’occasione non farà danni. Ma non ha fatto i conti con l’ “immaginazione iperattiva” di Olivia: come restare coi piedi per terra quando si viene corteggiate da un uomo dallo sguardo insondabile, smodatamente ricco e con un sensuale accento francese, e si viene trascinate in giro per il mondo, da Miami a Los Angeles, dalle acque scintillanti dei carabi ai deserti infuocati del Sudan? Eppure, fascino a parte, quel Pierre Ferramo non convince del tutto la nostra eroina: in realtà potrebbe non essere affatto chi vuol credere, e il turbinante jet-set, di cui ama circondarsi, gli yacht, le favolose modelle/attrici in bikini potrebbero essere una semplice copertura. Come un vero segugio, Olivia fiuta la notizia. Da giornalista di costume si improvvisa agente dei servizi segreti di Sua Maestà: una vera e propria “Jane” Bond con licenza di uccidere – dalle risate! – e il compito di indagare i possibili legami di Ferramo con una rete internazionale di terroristi. Armata di uno spillone da cappello “multifunzione”, Olivia è decisa a smascherarlo, a tutti i costi. Ma sarà poi vero che c’è una verità da scoprire, o è solo l’ennesimo frutto della sua immaginazione iperattiva?
Il primo pensiero che mi viene in mente è che non ho un bel niente da scrivere su questo libro. Il secondo è che, visto che non mi era piaciuta la versione letteraria de IL DIARIO DI BRIDGET JONES (mentre ho adorato il film) perché mi è venuto in mente di leggere anche quest’altro prodotto della Fielding?
La risposta è ovvia, perché compro i libri in maniera quasi nevrotica senza stare troppo a badare ad autrici o generi che mi risultano più o meno graditi. Comunque, stavolta il problema centrale non è la sistemazione di una trentenne single, ma la carriera giornalistica di una ragazza troppo fantasiosa che si trova al centro di una catena spionistica e di un’impresa terroristica di Al Quaeda. Nonostante nessuno sembri crederle, perché troppe volte i voli pindarici della sua fantasia sono stati goffamente smentiti, stavolta Olivia Joules risulta fondamentale per il successo di un’azione antiterroristica della CIA che ha come momento culminante una movimentata serata degli Oscar a Los Angeles. Ma i pericoli affrontati da Olivia sono molti: una nave esplosa a causa di un attentato, un immersione subacquea letteralmente a perdifiato e uno squalo parecchio affamato, rapimenti e corteggiamenti da un affascinante terrorista e psicopatico. Forse un po’ troppo per la mia immaginazione poco iperattiva. Comunque ho avuto la sensazione di saltare la maggior parte delle parole perché la mia mente si distaccava troppo, indizio del fatto che la lettura era poco avvincente. Non so quanto la carriera della Fielding sia proseguita al di là di Bridget Jones ma non credo che avrò il piacere di leggere qualche altro suo romanzo

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