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ELIZABETH MINOGUE: Il principe negromante

Il principe Florian vive in esilio da quando il malvagio Richard di Valinor ha conquistato il regno di Venya. Il giorno in cui si imbatte nell’affascinante Rose, nipote ribelle del nuovo sovrano, non può neppure immaginare le sfide che dovrà ancora affrontare. Mentre la passione li infiamma, solo le arti magiche potranno salvare le loro vite.
Che disperazione! Avrei voluto lanciare dalla finestra questo libro una decina di volte, avrei voluto arrendermi e abbandonarlo ma ho resistito strenuamente, sono arrivata alla fine con la sensazione di aver perso il mio tempo.
Trama confusa, ingarbugliata, noiosa, priva di senso e inspiegabile. Faccio proprio difficoltà perché non ha proprio né capo né coda. Inizia con la principessa Rose di Valinor che va in cerca del principe Florian di Valinor per avere da lui protezione. Egli la prende con sé nella sua nave, inseguiti dal nemico comune e da vari altri pericoli. Alla fine arrivano in un’isola amica, lì si sposano e ricominciano i pericoli perché lui vuole recuperare il suo regno, pare che abbia una strana malattia che lo porterà alla morte e parte per poter assolvere al più presto il suo impegno. Durante la sua assenza arriva il cugino principe Cristobal che prende con sé Rosemond che pare l’ avesse sposato per procura quando erano piccoli.
A questo punto, torna Florian e con un duello finale molto particolare si assicura il diritto alla mano di Rosemond.
Lei che si è sentita per tutto il tempo sballottata un po’ qua, un po’ là dagli uomini, ottiene di restare con l’uomo che ama e che lui la considera degno di maggiore considerazione.
È un romanzo molto avventuroso, anche troppo, e tutte le avventure dei protagonisti diventano un magma confuso e inspiegabile. Se il tono all’inizio sembra brillante, via via diventa cupo e pesante. È un libro decisamente lento, per circa 60 pagine non succede praticamente nulla e poi, quando iniziano a succedere le cose tutto diventa un susseguirsi scollegato di eventi.
Insomma sapevo che questo libro, un po’ fantasy, non era il mio genere ma non pensavo che l’avrei odiato tanto.

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