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DEBORAH HALE: La nave delle spose

Nuova Scozia, 1818
Una nave che trasporta quaranta giovani spose destinate ai coloni della Nuova Scozia arriva senza preavviso nel porto di Halifax. Anziché accoglierle con un caldo benvenuto, però, il governatore della colonia, Sir Robert Kerr, scambiandole per donne di malaffare proibisce loro di scendere a terra e cerca addirittura di rimandarle indietro. Ma Jocelyn Finch, avvenente vedova che accompagna le ragazze, non si dà per vinta e sfida il governatore a duello, lasciando a lui la scelta delle armi. L’uomo, restio a combattere contro una donna con la spada o la pistola, decide per una partita a scacchi… e viene clamorosamente sconfitto. Così Jocelyn ottiene il permesso di restare e di portare a termine la sua missione. E inevitabilmente, come Sir Robert temeva, finisce per creare scompiglio in città e nel cuore dell’affascinante governatore.
All’inizio questo libro prometteva veramente molto bene: sembrava frizzante e scoppiettante con due protagonisti molto stuzzicanti. Poi pian piano la trama va avanti e perde un po’ di mordente, disattendendo un po’ di speranze. Un vero peccato!
Ci troviamo nelle colonie americane, o per meglio dire, nella Nuova Scozia, e nella baia di Halifax arriva una nave carica di fanciulle, per la gioia dell’abbondante popolazione maschile del luogo. Al loro arrivo, però, le ragazze e il loro chaperon, la signora Jocelyn Finch, si trovano bruscamente accolte dal Governatore che teme che si tratti di un carico di fanciulle allegre giunte ad allietare le notti dei coloni. Poiché il Governatore, Sir Robert Kerr, è un uomo integerrimo e tiene particolarmente all’ordine della sua colonia, decide di rimandare al mittente le signorine, anche davanti all’assicurazione che Mrs Finch sta accompagnando fanciulle in cerca di marito, considerata la penuria di donne delle colonie. A questo punto i due decidono di risolvere la cosa con una partita a scacchi che Jocelyn abilmente vince.
Robert deve quindi accettare la presenza della signora Finch e si ritrova, per giunta, a doverla accompagnare per la Colonia. Le ragazze portano un po’ di scompiglio tra gli uomini ma trovano marito abbastanza facilmente. Non altrettanto facilmente i due protagonisti vengono a patti con la reciproca attrazione, tanto più che Robert è veramente un po’ troppo serioso. È un po’ bacchettone e puritano ma alla fine si rivela un vero e proprio timidone in seria difficoltà a prendere l’iniziativa con Jocelyn.
Quest’ultima, da parte sua, è, invece, piuttosto intraprendente e non si vergogna a passare al contrattacco laddove il protagonista non si risolve ad agire. Jocelyn è un ciclone che travolge la vita, piuttosto noiosa, di Robert, la mette a soqquadro, anche se non riesce a scalfire del tutto quella patina di rispettabilità che lui si è costruito attorno.
Probabilmente ciò che limita un po’ questo romanzo è proprio la seriosità di lui che all’inizio sembrava essere un tipo duro che avrebbe saputo tener testa all’eroina ma che, alla fine, si deve arrendere davanti alla sua risolutezza. Il guaio è che Robert, rispetto a Jocelyn, appare fin troppo debole.
Se sei una lettrice a cui piace l’eroe alfa, Robert potrebbe non piacerti. Nell’insieme la trama sarebbe potuta essere molto più scoppiettante e frizzante. Invece, dopo un inizio promettente, si acquieta in un ritmo molto blando e tranquillo, quasi banale.
È, comunque, piuttosto scorrevole da leggere: più che sufficiente. 

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