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CONNIE MASON: Pirata

Freddo, spietato, implacabile, Hunter il pirata è pressoché una leggenda, il sogno di ogni donna e l’incubo di molti uomini. Eppure quasi nessuno sa che cosa l’ha reso un fuorilegge, quale atroce e terribile tradimento l’hanno trasformato nel peggior pericolo dei mari. E nessuno sa che la sua più grande forza, l’unico suo motivo di vita è una sete di vendetta assoluta e devastante. Ma quando la donna che gli ha spezzato il cuore diventa per caso sua prigioniera e il suo piano può finalmente realizzarsi, niente è più come previsto… Da quasi sette anni Bliss piange l’adorato marito morto in una squallida cella per un’accusa ingiusta. La sua esistenza si trascina senza gioia e senza scopo fino al giorno in cui scopre che il figlio creduto perso vive oltreoceano e si imbarca per raggiungerlo. Il destino però le è avverso, e la guida dritta dritta nelle grinfie dei bucanieri e del loro terribile capo: Hunter. Ma nonostante la paura e la collera Bliss è confusa e turbata; c’è qualcosa in quell’uomo che la affascina e la seduce, riportandole alla memoria sensazioni e struggimenti lontani e riaccendendole i sensi e il cuore di una passione dimenticata da molto, troppo tempo…
Guy Hunter, protagonista di Pirata, ha per me il volto diabolicamente seduttivo di Johhny Depp-Jack Sparrow. Sicuramente un uomo dal profondo fascino e dalla prorompente carica sensuale.
Hunter era tutto vestito di nero, dall’ampia camicia di seta aperta sul collo fino ai pantaloni attillati e agli stivaloni all’altezza della coscia. L’unica macchia di colore, in quella tetra tenuta, era costituita da un fazzoletto rosso fuoco legato intorno al collo. I capelli lunghi, diritti e neri come il peccato, gli coprivano le orecchie e poi erano raccolti sulla nuca e legati con un cordoncino. La sua figura, alta e muscolosa, si muoveva con aggraziata determinazione, un vero spettacolo per gli occhi delle prigioniere di Captiva. La curva netta delle sopracciglia, i tratti marcati e il bel viso erano posti in risalto, invece che sminuiti, dalla benda sull’occhio destro, che ne aumentava ulteriormente fascino e carisma.
Le donne più sfacciate si pavoneggiavano a suo beneficio, mentre le più schive lo osservavano di sottecchi, sorridendo timidamente. Hunter non guardava né a destra né a sinistra, il suo occhio grigio argento era fisso sulla prigioniera china sopra alla tinozza per il bucato.
Tanta grazia maschile dedicata a una donna, Bliss Granville che continua ad opporsi all’attrazione che prova per il pirata che non è poi tanto sconosciuto.
Hunter è, in realtà, Guy de Young, l’uomo di umili origini che aveva sposato sette anni prima, che era stato messo in prigione da suo padre e dal suo spasimante e che lei credeva morto. Hunter è tornato per vendicarsi di lei che crede colpevole e complice di tutte le sue disgrazie. L’unica differenza con il vecchio Guy è una benda che ricopre l’occhio destro mancante. Questo basta a far sì che Bliss non riesca a riconoscere in lui il marito e questo mi sembra un po’ una forzatura.
Addirittura Bliss arriva a chiedersi il motivo per cui si sente attratta da lui, nonostante esteriormente assomigli pochissimo al defunto marito. Meno male che sono la stessa persona! Che acuta osservatrice!
Bliss è una donna che ha dovuto subire la volontà degli uomini che le stanno intorno. Nonostante questo si è saputa ritagliare dei margini di autonomia. Ma nella sua relazione con Hunter è lei ad avere sempre la peggio e a dover subire anche la sua ira. Non mi è piaciuto molto questo rapporto così sbilanciato in cui l’odio, la vendetta sono troppo presenti e in cui la professione d’amore e di fiducia è un po’ troppo tardiva da parte di entrambi. Di lei mi piace solamente il nome.
Hunter ha molti motivi per provare odio per coloro che gli hanno rovinato la vita. È un po’ troppo rude con Bliss e non le dà mai la possibilità di spiegarsi. Come molti dei protagonisti della Mason, è un tipo geloso e collerico che la vuole far da padrone sulla sua donna. Prende fuoco per nulla!
Al solito, le scene d’amore sono numerose e dettagliate. A me personalmente, dopo un po’ venivano a noia. Mi sembrava quasi che i due protagonisti non facessero altro che domandarsi quando, dove e come avrebbero fatto l’amore la prossima volta. Mi sembrava che il loro dialogo fosse povero di argomenti.
Mi è rimasta la sensazione che la trama fosse qualcosa di già letto, assomigliava a troppe altre storie di pirati dal passato tormentato.
Nel complesso, comunque, la Mason resta un’autrice abile nel costruire delle trame intricate e avventurose. In assoluto non lo raccomando come una lettura indimenticabile, ma sicuramente piacevole.(3 CUORI)

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