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PHILIPPA GREGORY: L'amante della regina vergine

L’ardente storia d’amore fra Elisabetta I della dinastia Tudor e il suo favorito Robert Dudley rivive in queste pagine dense di fascino e suggestione, che intrecciano verità storica e verità del cuore. Il 1558, anno in cui la Regina Vergine, come Elisabetta amava definirsi, sale al trono, dopo una giovinezza trascorsa all’ombra della sorellastra Maria la Sanguinaria, rappresenta un periodo oscuro per l’Inghilterra: lo stato è in bancarotta e i francesi minacciano d’invadere la Scozia. È un momento orribile anche per Amy, la moglie devota di Dudley, che sa benissimo quanto il marito sia invaghito della sovrana… e del suo potere. Secondo il fidato consigliere William Cecil la salvezza del regno dipenderebbe da un buon matrimonio… Ma Elisabetta rifiuta ogni proposta, inclusa quella del re di Spagna. Un fatale triangolo amoroso in cui passione, gelosia e ambizione la fanno da padrone sullo splendido palcoscenico che ha i bagliori cangianti della corte e dei suoi broccati, il moto elegante delle danze e dei tornei e il maestoso scenario dei giardini reali. L’impareggiabile penna dell’autrice sbalza a tutto tondo la figura di una grande donna che ha segnato il destino d’Europa.
Dopo la turbolenta vicenda di Enrico VIII e Anna Bolena, la Gregory fa un salto avanti nel tempo e passa ad analizzare l’altrettanta complessa figura della loro figlia: Elisabetta, la regina vergine.
Appena salita al trono, dopo la morte di Maria la Sanguinaria, Elisabetta si trova ad affrontare una pesante crisi e una difficile fase di transizione: dal cattolicesimo al protestantesimo; dall’alleanza alla guerra con la Scozia. Il tutto mette in grande difficoltà la giovane regina che si trova impreparata ad affrontare il suo nuovo ruolo istituzionale.
Ad affiancarla, una corte decisamente affollata e piena di insidie. Tra i suoi cortigiani si mette in risalto il giovane di antica nobiltà, Robert Dudley, che lei nomina maestro di stalla. Ben presto egli entra nelle grazie della regina e con varie manovre spera di poterne diventare il legittimo sposo, nonostante abbia una giovane e devota moglie che lo attende in campagna.
Elisabetta si trova in un momento cruciale: deve decidere se intraprendere o meno una guerra contro i francesi; deve decidere quale dei suoi pretendenti reali scegliere come sposo; nel frattempo il suo cuore è totalmente preso dal suo giovane amante. Nonostante ciò, la sua ambizione e gli interessati consigli dei suoi consiglieri (scusate il gioco di parole) la riportano al suo dovere di regina.
Rispetto a L’altra donna del re non posso dire che ci sia una vera e propria storia d’amore, qui è tutto molto superficiale e opportunistico, anche se l’autrice ci vuole far intendere che Elisabetta e Robert Dudley si siano amati veramente. La loro relazione appare solo come lussuria, da una parte, e opportunismo politico, dall’altra.
Interessante è l’immagine della corte, regno della menzogna, della doppiezza, della simulazione, come era tipico delle corti europee cinquecentesche (Machiavelli docet) dove ciò che viene dichiarato ha sempre un doppio e triplo senso. Ed Elisabetta era un’abile stratega in questi giochi. Si intravede la spietatezza er l’opportunismo della regina come la conosciamo dai libri di storia. Anche se qui e là è proprio deludente la sua immagine di giovane regina indecisa e facilmente influenzabile dai collaboratori ma soprattutto dal compagno di letto.
Il libro è un po’ noioso, troppo intento a riassumere fatti storici e poco capace di sviluppare i personaggi dal punto di vista psicologico. La divisione in tanti piccoli paragrafi non aiuta visto che, secondo me, spezza troppo la narrazione.

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