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JESSICA BENSON: La promessa di Tristan


TITOLO: La promessa di Tristan
AUTRICE: Jessica Benson
TITOLO ORIGINALE: Lord Stanhope’s Proposal
USCITA ITALIANA: I Romanzi 792, dicembre 2007
GIUDIZIO PERSONALE: 2/5
UN TALENTO DA NON PERDERE” Julia Quinn
Tristan, affascinante conte di Stanhope, si reca in un remoto villaggio del Sussex per proteggere l’onore della famiglia: suo cugino ha incautamente scommesso di riuscire a sedurre miss Calista Ashton, sorella nubile del vicario del posto. Intelligente e del tutto distaccata dalla moda e dalle convenzioni sociali, Calista conquista subito le attenzioni di Tristan. Ma una serie di ostacoli inattesi rischia di spegnere la scintilla d’amore che si è accesa fra di loro.
Si tratta di un classico Regency che ricorda molto alcuni dei classici alla Georgette Hayer ma, visto che questa autrice non mi è mai piaciuta moltissimo, si può dedurre come questo romanzo non mi abbia fatto particolarmente impazzire.
La trama è del tutto esile: il nobile e ammirato Tristan Richard Rutherford Hayes conte di Stanhope deve sempre correre in aiuto del cugino Oswald Cravanndish, che tende a cacciarsi nei guai con scommesse e imprese ridicole a cui lo spingono gli amici. Nonostante sia stato confinato in campagna dalla madre, organizza una perversa scommessa: quella di sedurre Calista Ashton, la classica zitella del villaggio, sorella del curato, intenta solo ad opere di carità. Saputo della scommessa, Tristan si precipita al villaggio e qui trova tutti i notabili del luogo, soprattutto le donne, pronti a dargli la caccia per indurlo al matrimonio. L’unica che sembrerebbe indifferente alla sua presenza è proprio Calista che riesce ad attirare la sua attenzione proprio per questo. Da qui hanno il via diversi episodi basati su intrighi e macchinazioni per spingere il conte a sposare la bella del villaggio.
La trama, come vedete, è la solita, la stessa che si rinnova da Orgoglio e pregiudizio in poi. Non c’è nulla di questo racconto che ce lo rende appassionante e memorabile, né i personaggi, né il tema, né le situazioni. I personaggi sono stereotipati e poco sfaccettati, il tema e le situazioni sono i soliti. All’inizio può piacere il tono leggero e brillante della narrazione, ma a lungo andare esso diventa vuoto e ripetitivo ed io l’ho trovato alla fine irritante.
In quanto classico Regency l’ho trovato, poi, poco coinvolgente e appassionante, non c’è abbastanza elettricità tra i personaggi, in definitiva nessuna possibilità di coinvolgimento emotivo.
Meglio evitarlo, non mi pare che l’autrice sia stata riproposta da I Romanzi. Forse è meglio così.

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