sabato 2 aprile 2022

FEDOR DOSTOEVSKIJ: Le notti bianche


 

Questo racconto, apparso nel dicembre 1848, ruota attorno alle figure del “sognatore”, figura così cara a Dostoevskij da spingerlo a scrivere, nel 1876, un romanzo con questo titolo. Hoffmann e Walter Scott sono gli ideali del protagonista intellettuale “senza storia”, vagabondo incline ai sofismi, timido sognatore che passa come un’ombra ai margini della realtà. Estraneo agli interessi meschini, egli reagisce alla grettezza del mondo, rifugiandosi nelle immagini della sua calorosa fantasia. Staccato così dalla vita, condanna se stesso a una penosa solitudine. Egli è prigioniero delle proprie visioni, e le prospettive immaginose, gli sciami dei sogni, pur avviando la sua esistenza squallida, squallidissima, gli offuscano il senso della concretezza terrena. Perdendo gli anni migliori, il sognatore finisce col sostituire un’inerte impalcatura di illusioni al brulichio della vita. Di questo mondo artificiale, che il panorama di Pietroburgo rende più allucinato, egli sente l’inconsistenza e la vanità; soffre di non saper vivere come gli altri, ma non riesce a districarsi dal vischio delle fantasie.

I due protagonisti sono Il sognatore, che una notte incontra una giovane in lacrime e con lei inizia un dialogo in cui rivela tutto se stesso. Notte dopo notte, i due scoprono qualcosa l’uno dell’altro. Il sognatore è un uomo eccentrico, originale che per la sua stessa natura è destinato ad essere solo. “Ho vissuto per me stesso, dolo, completamente solo… In quanto a veder gente, ne vedo, eppure sono solo”. Nostenka sembra essere colei in grado di colmare questo vuoto, ma lei ha già il cuore occupato. Che dire? Questa è sicuramente una storia esile, forse poco rappresentativa dello stile e delle tematiche di Dostoevskij, ma è un racconto che non può non catturare il cuore del lettore. L’anima candida del sognatore, destinata a una forte delusione, non può non colpire l’animo sensibile del lettore, oltre che scatenare l’immedesimazione di buona parte dei lettori.

Credo che possa essere un buon approccio all’autore, senza lasciarsi intimorire dalle opere più importanti.

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