sabato 23 aprile 2022

PAOLO GIORDANO: Divorare il cielo

La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c’è un’inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un’idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio.  Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente cielo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.

L’amicizia fra maschi, la ribellione a Dio e ai padri, il desiderio e la rivalità: “Divorare il cielo è un grande romanzo sul nostro bisogno di trasgredire, e tuttavia di appartenere costantemente a qualcosa o a qualcuno. Al centro c’è una generazione colma di vita e assetata di senso, che conosce tutto eppure non si riconosce in niente. Ragazzi con un piede ancora nel vecchio millennio, ma gettati nel futuro alla disperata ricerca di un fuoco che li tenga accesi”.

Questo libro mi ha un po’ spiazzata perché è stata una sorpresa dopo l’altra: la storia prendeva sempre una piega inaspettata; gli sbalzi temporali creavano un effetto sorpresa continuo. I personaggi sono, a loro modo, estremi e nello stesso tempo credibili. Rappresentano una gioventù attaccata alla propria terra e ai propri ideali che, apparentemente, sembrano destinati alla frustrazione, ma che sanno sempre generare un germoglio di speranza, grazie alla loro caparbietà.

Questo autore, da più parti bistrattato per la sua opera prima, che io ho già letto, La solitudine dei numeri primi, credo che abbia scritto in questo caso un bel libro, con dei personaggi destinati a rimanere nella testa e nel cuore del lettore.

 

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