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STEFANO PIEDIMONTE: Nel nome dello zio

Lo Zio è un boss della camorra, lucido, spietato, con un grande talento imprenditoriale. Un leader e un affarista noto, due doti decisive nei Quartieri Spagnoli. Ha però una fatale debolezza: il Grande Fratello. Non si perde una puntata del GF neanche quando è costretto a vivere in latitanza, braccato dall'agente di polizia Woody Alien, così soprannominato per la bruttezza intellettualoide, che potrebbe incastrarlo grazie a un misterioso informatore. Allora i guaglioni dello Zio - i cinque "mostri" Alberto o' Malamente, Germano Spic e Span, Sandruccio la Zitella, Pasquale Bruciulì e Biagio o' Femminiello - arruolano un "bravo ragazzo" per mandargli un messaggio dalla Casa: il pusher Anthony, ventenne incensurato, ma in compenso lampadato e depilato. Dopo un estenuante addestramento, Anthony riesce a superare il provino ed entra nel cast. E sarà proprio lui a dare il colpo di... scena.
Con una scrittura plastica e uno humour paradossale, Stefano Piedimonte ha trovato un modo speciale di raccontare una realtà dura come quella napoletana: restiuisce operai e manager del crimine ai loro gesti, ai loro tic, al loro linguaggio, alla loro infernale quotidianità, e proprio per questo li colpisce nel vivo.
Questo autore ho trovato un modo molto originale per parlare di criminalità organizzata: quello di farcela apparire sorprendentemente vicina e simile. Dietro tutti questi personaggi grottescamente descritti si celano figure stranamente e drammaticamente familiari, la criminalità, con le sue regole, i suoi codici, ma anche le sue piccole abitudini assomiglia a tanta realtà che ci circonda.
Come altro descrivere il giovane Anthony che dissipa la sua vita dietro guadagni facili, che non riesce a concepire una vita diversa, anche perché cresciuto in una realtà che non conosce altro? Quali sono i suoi orizzonti culturali? Quelli basati solo su un certo tipo di immagini e un'idea delle apparenze che non è frutto solo dell'appartenenza a una ben precisa realtà criminale. In fondo la sua immagine non è molto diversa da quella offerta e spacciata come vincente da certi mezzi di comunicazione. In fondo Anthony sembra riprodurre in piccolo la figura di Fabrizio Corona, e lui, come tanti altri, è indotto a mitizzare certi stereotipi, soprattutto perchè ha un background culturale che definire fragile è già troppo.
Dall'altra parte abbiamo l'immagine grottesca, quasi ridicola, della Camorra che non ha però l'effetto di renderla meno pericolosa e quasi umana. Lo Zio, da tutti conosciuto per la sua spietatezza, diventa ridicolo davanti a uno schermo che trasmette le immagini del Grande Fratello e si innamora della presentatrice. La sua sfrenata passione lo trascina nel pericolo (e questo non è molto diverso da quel boss catturato per aver ordinato una pizza!). La moglie che lo denuncia solo perché mossa dalla gelosia, mica per senso di giustizia. Il tutto riduce questi uomini a delle figure così meschine che non possono essere assolutamente oggetto di mitizzazione.
Il libro si caratterizza, soprattutto nella prima parte, per un umorismo davvero fortissimo e quasi spiazzante, godibilissimo da leggere.
Il finale lascia una certa amarezza in bocca.

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